Gennaio 2009

DLMM GVS
1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

Diffondi i contenuti

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Gennaio 2009
Pagine:

di milionidieuro.com (31/01/2009 - 12:34)

Ebook Difesa Personale Ebook Gestione del Tempo Ebook Scacco alle Bugie Ebook I Segreti per Parlare in Pubblico Ebook Migliora la Tua Vita
Ebook Promossi Ebook Le 7 Regole della Felicita' Ebook Esami No Problem Ebook SessualMente Ebook Da Timido a Vincente
Ebook Soldi, Successo, Salute Ebook Lettura Veloce 3x Ebook Seduzione Ebook NO FUMO Videocorso Seduzione
Videocorso Controllo del Peso & Dieta Videocorso Lettura Veloce & Memoria Dieta 5-Sensi Videocorso Negoziazione & Vendita Videocorso Comunicazione

Vota questo post

feed RSS , RSS

di milionidieuro.com (31/01/2009 - 12:30)

gli-ormai-indispensabili-feed-rss.jpgGrazie ai feed RSS è possibile "abbonarsi" a un sito web, un blog, un canale video su YouTube, ecc… e ricevere le notizie nel proprio aggregatore. Cioè?

Parliamo ogni giorno di blog, web 2.0, user-generated-content, social-networking. Sono tutti paroloni per i non addetti ai lavori che fanno capo a un unico comandamento: "Il web oggi è fatto dagli utenti". In questo contesto troviamo imponenti in mezzo al Web i feed RSS, la tecnologia più adeguata al 2.0, un'opzione e un'iconcina che vediamo dappertutto, anche nel sito personale della zia, e non scherzo. Ma moltissimi, chiedendo:"Che cosa sono???" Iniziamo!

La linfa vitale di servizi web come YouTube (per i video), Flickr (per le fotografie) o Blogger (per i blog) sono appunto i contenuti creati dagli utenti. Come mi ha scritto F. Napoletano del blog Napolux.com, "se prima avevamo servizi web in cui una redazione diffondeva i contenuti a tutti gli utenti del sito ora siamo nella situazione opposta: gli utenti creano contenuti, la redazione del sito al massimo si occupa di moderare quanto prodotto dall'utenza". Una mole così imponente di cose da leggere, vedere, ascoltare e diffondere ha portato con sé un nuovo metodo di diffusione dei contenuti: il feed RSS.

RSS è un formato per la distribuzione di contenuti sul Web basato su un linguaggio chiamato XML. Fu lanciato per la prima volta dal famoso Netscape: per la sua semplicità e facilità d'uso è diventato lo standard "de-facto" per la condivisione di contenuti sulla rete.

Come facciamo a capire se il sito web che stiamo visitando è dotato di feed RSS?

Semplicissimo. Nella barra degli indirizzi (quella, per intenderci, dove digitiamo il sito che vogliamo visitare) oppure all'interno del sito vero e proprio comparirà un'icona arancione come questa.  

La presenza dell'icona ci indica con certezza che il sito che stiamo visitando è dotato di feed RSS.

[per i più esperti o più curiosi:]
Un feed RSS è un file di testo scritto secondo una determinata sintassi e composto da 2 parti principali: la prima (detta intestazione) contiene informazioni sul feed quali il titolo, l'indirizzo del sito web di riferimento, la data di pubblicazione, ecc.. La seconda parte invece è composta dagli articoli veri e propri dotati anch'essi di titolo, testo e data di pubblicazione. Per chi volesse approfondire le specifiche tecniche del formato RSS è disponibile a questo indirizzo ( http://rss.specifiche.it ) la traduzione in italiano delle specifiche che definiscono il formato.

Come dicevo, grazie ai feed RSS è possibile "abbonarsi" a un sito web, un blog, un canale video su

YouTube, ecc… e ricevere le notizie nel proprio aggregatore.

Cos'è un aggregatore? Oramai tutti i maggiori browser web (Internet Explorer 7, Firefox, Opera, ecc…) integrano al loro interno le funzioni di aggregatore di feed RSS. Sono comodi, ma esistono anche software che hanno l'unico compito di gestire i nostri feed: questi software sono detti appunto "aggregatori" (o Feedreader).

Esistono due grandi categorie di aggregatori: gli aggregatori online e quelli offline. Per aggregatore online si intende un sito web (uno dei più utilizzati è Google Reader) che raccoglie tutti i nostri feed e li aggiorna ogni volta che lo visitiamo. Gli aggregatori online raccolgono quindi in un'unica pagina le notizie provenienti da diverse fonti permettendoci di organizzarle come più ci piace.

L'aggregatore offline è invece un software - scarica gratis Feedreader - molto simile a un client per la posta elettronica che raccoglie i nostri feed RSS preferiti e li aggiorna di tanto in tanto quando siamo connessi.

Anche all'interno di un aggregatore offline possiamo organizzare i feed RSS in cartelle suddivise per argomento, ma uno dei maggiori vantaggi offerti dall'aggregatore offline rispetto a quello online è quello di permettere all'utente di leggere i post dei siti web che seguiamo anche quando non siamo collegati alla rete. L'aggregatore sincronizza i feed per noi quando è disponibile una connessione mantenendo comunque gli articoli sul nostro PC quando siamo scollegati. Comodo no?

Una delle principali comodità dei feed RSS è il loro essere "multipiattaforma". Oltre a quelli online esistono aggregatori per qualsiasi sistema operativo (da Windows a Linux passando per MacOS e i più recenti sistemi operativi per cellulari quali Symbian o MacOS presente sull'iPhone).

Un'altra peculiarità dei feed RSS, dedicata questa a chi sviluppa applicazioni, è quella di essere un comodo mezzo di scambio dati tra piattaforme diverse. Grazie ai feed RSS (ma non solo) è possibile creare mash-up (rimescolamenti, tradotto banalmente) tra siti web diversi in modo da arricchire i dati di tutti i "concorrenti" al mash-up: si pensi ad esempio alle fotografie di Flickr posizionate sulle mappe di Google Maps nell'esatto luogo in cui sono state scattate.

L'RSS, per concludere, è il protagonista silenzioso della rivoluzione 2.0 che scuote la rete da ormai qualche anno. Perché silenzioso? Perché ci permette di gestire, organizzare, scremare e smistare i contenuti che vogliamo seguire in maniera quasi del tutto automatica: basta un click sull'icona per abbonarsi a un feed e leggerne i contenuti su qualunque apparecchio, dal pc al telefono.

Copia l'indirizzo web del feed in un aggregatore di feed RSS come Google Reader, Bloglines o Netvibes tutti disponibili in lingua italiana.


Guardiamoci adesso due bellissimi video che ho trovato su YouTube: i feed RSS spiegati ai bambini o a chi non li conosceva.

Video 1: Les flux RSS expliqués aux enfants

Video 2: RSS in italiano

Vota questo post

Turritopsis nutricula la medusa immortale

di milionidieuro.com (31/01/2009 - 12:28)

la medusa immortale1 (2).jpg

MILANO – Fino alla fine dei tempi: è l'unico essere vivente che può definirsi «immortale», nel vero senso della parola. La medusa Turritopsis nutricula è capace di invertire il proprio ciclo biologico e di sfuggire così alla tappa finale del processo di invecchiamento, ovvero alla morte. Ora, la creatura dei mari si sta moltiplicando ad un ritmo inarrestabile. «E' in atto un'invasione silenziosa nei nostri oceani», avvertono i ricercatori.

RITORNA GIOVANE - La scoperta di questo organismo, che potenzialmente può vivere in eterno, risale a qualche anno fa e fu fatta da un team di biologi dell'Università di Lecce. La piccola idromedusa dal nome scientifico Turritopsis nutricula misura un diametro di appena quattro-cinque millimetri. Una volta raggiunta la maturità sessuale e dopo essersi riprodotta, non muore, a differenza di tutti gli altri organismi similari, sostengono gli studiosi. Questa speciale medusa, invece, scende sul fondo e si ritrasforma nello stadio giovanile da cui era stata generata. Insomma, da polipo ridiventa nuovamente medusa, e viceversa. Un processo che in sostanza può definirsi «infinito». Per gli scienziati questo ringiovanimento è reso possibile, a livello cellulare, a causa di un fenomeno conosciuto come «transdifferenziamento». L'ovvia e inevitabile conseguenza è una proliferazione di questa creatura dei mari, affermano i biologi marini sull'inglese Telegraph. «Stiamo rilevando un'invasione silenziosa in tutto il mondo», ha detto Maria Maglietta, dell'istituto di ricerca tropicale Smithsonian a Washington. Questi predatori del mare, originariamente presenti nelle acque calde dei Carabi, si stanno diffondendo velocemente in tutti gli oceani, aiutati anche da «passaggi» inconsapevolmente offerti dalle navi.

 

Vota questo post

di milionidieuro.com (29/01/2009 - 08:23)

Ebook Difesa Personale Ebook Gestione del Tempo Ebook Scacco alle Bugie Ebook I Segreti per Parlare in Pubblico Ebook Migliora la Tua Vita
Ebook Promossi Ebook Le 7 Regole della Felicita' Ebook Esami No Problem Ebook SessualMente Ebook Da Timido a Vincente
Ebook Soldi, Successo, Salute Ebook Lettura Veloce 3x Ebook Seduzione Ebook NO FUMO Videocorso Seduzione
Videocorso Controllo del Peso & Dieta Videocorso Lettura Veloce & Memoria Dieta 5-Sensi Videocorso Negoziazione & Vendita Videocorso Comunicazione

Vota questo post

inquinamento luminoso

di milionidieuro.com (29/01/2009 - 08:20)

Quando l'uomo immette luce di notte nell'ambiente esterno, al di fuori degli spazi che è necessario illuminare, e altera così la quantità naturale di luce presente, produce una forma di inquinamento chiamata inquinamento luminoso. Un inquinamento della luce naturale prodotto dalla luce artificiale. Ad esempio, è fonte di inquinamento luminoso la luce che un apparecchio di illuminazione disperde al di fuori della zona che dovrebbe illuminare. Le stesse superfici illuminate producono inquinamento luminoso allorquando riflettono o diffondono nell'ambiente la luce che giunge loro. L’inquinamento luminoso perciò altera il nostro rapporto con l’ambiente dove viviamo, l’Universo. Il problema è grave perché è in gioco la percezione del “mondo” attorno a noi sul quale il cielo stellato per la popolazione costituisce l’unica “finestra” disponibile. La Via Lattea non è una banale “distesa di stelle” ma è nientemeno che la nostra Casa nell’Universo, quell’isola di stelle di cui il Sole fa parte, nella quale abitiamo e che i nostri nonni percepivano ogni notte serena. In un futuro non lontano una cappa lattiginosa potrebbe nascondere del tutto agli occhi dei nostri figli la parte di universo in cui ci troviamo. Infatti l'inquinamento luminoso sta crescendo in modo esponenziale, e con esso la luminosità del cielo. Dagli anni settanta ad oggi la luminosità artificiale del cielo è più che quadruplicata. A questo si aggiunge il danno alla componente paesaggistica di cui il cielo notturno è elemento fondamentale con conseguenze per l’industria turistica nazionale che sarebbe sbagliato ignorare. L’inquinamento luminoso, infine, costituisce un inutile spreco energetico, di risorse e, quindi, di denaro ed è il tipico segno di illuminazione inadeguata.
Per indirizzare lo sviluppo dell’illuminazione esterna notturna in una direzione virtuosa di rispetto dell’ambiente e di risparmio energetico, altrimenti non adeguatamente intrapresa, sono necessari degli interventi legislativi. Le leggi contro l'inquinamento luminoso della Regione Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo e Puglia costituiscono il corretto punto di partenza per una illuminazione ecologica feconda di proficui sviluppi (L.R. Lombardia 17/2000 integrata da D.G.R. Lombardia 2611/2000, L.R. Lombardia 38/2004 e regolamento di attuazione D.G.R. Lombardia 7/6162/2001, L.R. Marche 10/2002, L.R. Emilia-Romagna 19/2003, L.R. Umbria 20/2005, L.R. Abruzzo 12/2005, L.R. Puglia 15/2005). Queste ottime leggi sono state promosse da Cielobuio - Coordinamento per la protezione del cielo notturno (www.cielobuio.org), una attiva associazione nazionale in onore della quale l’Unione Astronomica Internazionale ha assegnato il nome Cielobuio ad un nuovo pianetino.
Ci si deve augurare che le organizzazioni dei produttori di apparecchi di illuminazione, dei produttori di energia elettrica e dei progettisti abbandonino definitivamente la difesa di pratiche illuminotecniche inadeguate che li qualificano loro malgrado come inquinatori e indirizzino con decisione e onestà intellettuale lo sviluppo dell’illuminotecnica in direzione di una nuova eco-illuminotecnica realmente amica dell’ambiente e rispettosa di esso, nel solco tracciato da queste leggi. Il know-how tecnologicamente avanzato che l’industria e l’illuminotecnica italiana possono raggiungere nel settore dell’illuminazione eco-compatibile grazie al “laboratorio” rappresentato da queste regioni è una formidabile opportunità per sviluppare l’esportazione di materiali e professionalità progettuale nel mondo. Per limitare in modo efficace l'inquinamento luminoso occorre minimizzare tutta quella parte di esso che è evitabile in quanto non assolutamente necessaria per produrre l'illuminazione richiesta: per far ciò le leggi e le norme dovrebbero applicare le seguenti regole, contemporaneamente (i loro effetti si sommano) e in ogni luogo (l'inquinamento luminoso si propaga a grandi distanze e si somma con quello prodotto dalle altre sorgenti):
1) Il primo criterio irrinunciabile per un’efficace limitazione dell’inquinamento luminoso è quello di non sovrailluminare. Questo significa limitare i livelli di luminanza ed illuminamento delle superfici illuminate a quanto effettivamente necessario. Significa anche non applicare livelli superiori al minimo previsto dalle norme di sicurezza, quando presenti, in modo da garantire la sicurezza senza produrre eccessivo inquinamento luminoso. Quando non siano presenti norme specifiche, i livelli di luminanza dovrebbero essere commisurati a quelli delle aree circostanti (nelle migliori leggi e nei migliori regolamenti si applica il limite di una candela al metro quadro). 2) Prevedere la possibilità di una diminuzione dei livelli di luminanza e illuminamento in quegli orari in cui le caratteristiche di uso della superficie lo consentano. I livelli di illuminazione necessari per la sicurezza o per il buon uso di un certo tipo di area dipendono infatti dal tipo di utilizzo della superficie. Se in certi orari cambia l'uso di una certa superficie l'illuminazione può essere ridotta (ad es. quando termina lo scarico di merci dagli autocarri in un area industriale o diminuisce il traffico di una strada). Se poi l'illuminazione dopo una certa ora non viene più utilizzata, si eviterebbe inutile inquinamento luminoso e spreco di energia spegnendo l'impianto.
3) Minimizzare la dispersione diretta di luce da parte degli apparecchi di illuminazione al di fuori delle aree da illuminare. In una legge efficace contro l'inquinamento luminoso è fondamentale e irrinunciabile l'obbligo di utilizzare apparecchi di illuminazione totalmente schermati in tutti gli impianti, pubblici e privati (ossia aventi un emissione di 0 cd/klm a 90 gradi ed oltre rispetto la verticale verso il basso). Infatti anche quando il flusso luminoso emesso verso l'alto dagli apparecchi di illuminazione sembra trascurabile rispetto a quello riflesso dalle superfici, in realtà esso costituisce la parte fondamentale del flusso inquinante ad una certa distanza dalle sorgenti. Gli effetti delle immissioni luminose inquinanti dipendono dalla direzione di emissione. Apparecchi di illuminazione e superfici distribuiscono in modo diverso la loro luce nelle varie direzioni. Di solito sono proprio gli apparecchi di illuminazione a produrre le emissioni maggiori nelle direzioni più inquinanti, quelle in cui l'inquinamento luminoso si propaga in un area più vasta e si somma più efficacemente alle emissioni degli altri impianti. Quindi per ridurre l’effetto delle immissioni luminose in atmosfera è fondamentale minimizzare il più possibile l’emissione verso l'alto degli apparecchi. Questo è concretamente realizzabile attraverso un'attenta progettazione e un'attenta scelta degli apparecchi di illuminazione basata sulle loro caratteristiche e prestazioni. Inoltre un'attenta progettazione dovrebbe anche massimizzare la frazione della luce emessa dall'impianto che viene realmente utilizzata per illuminare la superficie (detta Utilanza) in modo da ridurre al minimo la luce dispersa nelle aree circostanti.

Vota questo post

localizzare il proprio pc

di milionidieuro.com (29/01/2009 - 08:17)

LocatePc è un’applicazione freeware particolarmente leggera che traccia la posizione dei computer. Questo software garantisce qualche possibilità di recupero qualora il vostro notebook venisse rubato, o magari lo dimenticate (???) da qualche parte.

Locate Pc invia silenziosamente email ad intervalli regolari oppure, ogni qualvolta il vostro indirizzo IP variasse: nel caso in cui il ladro si connetta ad internet, vi verrà inviata una mail informativa contente i dati per rintracciare il vostro hardware.

Locate Pc è gratuito per soli sistemi Windows, potete scaricarlo da qui.locatepcadvert.jpg

 

Andrew Chapman non credeva ai suoi occhi. Il computer che aveva comprato usato su eBay conteneva i dati bancari di oltre un milione di clienti di American Express, NatWest e Royal Bank of Scotland. La colpa era di un ex dipendente della Graphic Data, azienda che gestisce quelle informazioni. Ha venduto il pc scordandosi di cancellarle.

Per fortuna Chapman è un uomo onesto, ma è stato sfiorato il disastro. Incauta vendita, furto, smarrimento del computer: in un modo o nell'altro, i nostri dati possono finire nelle mani di sconosciuti. Anche senza che ne abbiamo colpa: magari lo sbadato è un nostro amico, ma nel suo pc ci sono le nostre foto, mail, documenti. Anche il Garante della Privacy a dicembre ha lanciato l'allarme, pubblicando "le linee guida per vendere o riciclare un computer in modo sicuro", come spiega Francesco Pizzetti. E nel 2009 dovrebbero arrivare i primi computer dotati di antifurto a tutti i livelli, integrato nell'hardware, e con sistemi Gps: come le automobili. È un'invenzione di Intel, il primo produttore di chip al mondo.

Il tutto è il frutto di una società che cambia: i computer portatili sono ormai diffusi in ogni ceto e per la prima volta nella storia, negli ultimi tre mesi hanno battuto per vendite mondiali i computer desktop, quelli cioè non portatili. L'Italia è in prima fila nel fenomeno: da noi nel terzo trimestre 2008 le vendite di pc portatili sono cresciute del 98,2 per cento, stima l'osservatorio Gartner. Molti stanno comprando il proprio primo computer, approfittando di prezzi in picchiata (ora bastano 300 euro). Immaginate lo scenario: nelle strade, sui taxi, negli aeroporti, vedremo presto un esercito di pc portatili, usati anche da persone inesperte di informatica. Persone che non sanno come proteggere i dati, in caso di furto o smarrimento del computer. Oppure che non sanno come cancellarli, prima di vendere il computer o riciclarlo. E anche se dei nostri dati non ci importa, facciamo lo stesso attenzione: "Siamo passibili di conseguenze giuridiche se qualcuno subisce un danno perché i suoi dati, presenti nel nostro pc, finiscono in altre mani", dice Pizzetti.


Così, mentre monta il problema, si affinano le soluzioni. Nella prima metà del 2009 arriveranno i primi computer dotati dell'anti theft technology, cioè dell'antifurto di Intel. "Per la prima volta, scende a livello profondo nel computer. Non è solo nel software, ma è integrato nello stesso cuore, nel chipset, del computer", spiega Andrea Toigo, enterprise technology specialist di Intel. È una differenza sostanziale, rispetto alle attuali tecnologie. Le quali sono attive a livello software e quindi sono aggirabili con relativa facilità. Se la sicurezza è nell'hardware è come tutt'uno con il computer. Il che può servire a varie cose. Per esempio, per rintracciare il computer perduto o rubato: "In alcuni modelli, dotati di questa tecnologia, sarà integrato il Gps, per il tracciamento satellitare della sua posizione", dice Magnus Kristersson, head of product management per i moduli di banda larga mobile presso Ericsson, che ha collaborato con Intel per l'antitheft technology. Le due aziende fanno sapere che i primi ad avere questa tecnologia saranno i computer Lenovo, entro marzo, ma stanno lavorando con tutti i principali marchi di pc.

Adesso è possibile fare qualcosa di simile, ma meno accurato, con i computer che utilizzano la tecnologia Computrace di Absolute: come alcuni di HP e quelli che Fujitsu lancerà ad aprile (a partire da 1.200 euro). Computrace localizza il pc solo se il ladro lo connette a Internet e comunque la posizione è approssimata di qualche chilometro.

Un'altra tecnologia si chiama 'pillola della morte', perché è lo stesso concetto di quella nascosta nei denti di ogni bravo 007 nei film di spionaggio. Per esempio: una persona molto sbadata e magari adultera impenitente, dimentica il proprio computer sul sedile del treno. Ha scordato di proteggerlo con la password e dentro ci sono foto e mail a prova delle scappatelle. Con le nuove tecnologie antifurto può evitare ricatti o divorzi semplicemente mandando un sms al computer, che è sempre connesso alla Rete, e ordina così il blocco o la distruzione dei dati. Il computer è costretto a ingerire questa pillola della morte. Fa parte delle tecnologie antifurto progettate da Intel, ma è già fornita da aziende specializzate come la stessa Absolute (www.absolute.com) o Phoenix Technologies, per circa 60 dollari l'anno.

Il futuro? Una videocamera che, integrata nei computer, studierà il nostro volto e ci farà accedere solo se lo riconosce. Sistemi di controllo biometrici ci sono già adesso, ma sono basati sulle impronte digitali, con un lettore del dito indice già integrato in parecchi portatili.

Ci saranno poi anche i computer che urlano contro i ladri. Lanciano un allarme o si bloccano se vengono spostati dall'area dove sono stati poggiati. "Noi la chiamiamo geo-fence protection. Ci stiamo lavorando, ma ancora non sappiamo quando sarà disponibile", dice Kristersson. A tracciare i confini invisibili di questo recinto digitale sarà il gps oppure la rete dei cellulari.

E non è che la punta dell'iceberg. La tendenza è circondarci di oggetti, non solo computer, che contengono dati personali di complessità e importanza crescenti. Si pensi alle chiavette usb, ormai popolarissime: un oggetto da dieci euro che può contenere tutta la nostra vita in foto, mail, documenti. Oppure, al patrimonio di foto e video che ormai sta largo all'interno delle macchine fotografiche digitali. Per i cellulari, ricchi di numeri e foto, già è scattato un allarme privacy analogo a quello sui computer. Il prossimo passo saranno i vestiti, gli occhiali, una volta dotati di memorie e chip. Prevede quindi Edoardo Fleischner, docente di Nuovi Media all'università Statale di Milano: "Il futuro penso sia in una chiavetta appesa la collo di ciascuno di noi (o un ultra micro-chip sottopelle) su cui passino, criptati, i nostri dati sensibili. Quando richiesti per qualche uso, vengono trasferiti all'istante via rete. Ma non vengono mai depositati-memorizzati in una memoria fissa dei dispositivi".

Vota questo post

Conficker o Downadup: "supervirus infesta la Rete"

di milionidieuro.com (29/01/2009 - 08:09)


UNA NUOVA peste digitale ha colpito la Rete, infettando milioni di computer personali e aziendali in quello che sembra essere il primo passo di un attacco in più fasi. I maggiori esperti di sicurezza informatica del pianeta ancora non sanno chi sia il responsabile di questa infezione o quale sarà la fase successiva.


Nelle ultime settimane un warm, un programma informatico nocivo, è dilagato attraverso le reti informatiche di aziende, scuole, università ed enti pubblici in tutto il mondo. Conosciuto come Conficker o Downadup, si diffonde sfruttando una falla scoperta di recente del sistema operativo Windows, indovinando la password di rete e usando come vettore accessori portatili di uso comune come le chiavette Usb. Secondo gli esperti si tratterebbe della peggiore infezione da quando il worm

Warm
come il Conficker, oltre a rimbalzare da un lato all'altro della Rete alla velocità della luce, agganciano i computer infettati a sistemi unificati ch Slammer dilagò su Internet nel gennaio del 2003, e potrebbe aver infettato qualcosa come 9 milioni di personal computer in tutto il mondo.
iamati "botnet", che successivamente ricevono istruzioni di programmazione dai loro padroni occulti.

"Se stai cercando una Pearl Harbor digitale, qui abbiamo le navi giapponesi che avanzano all'orizzonte", dice Rick Wesson, amministratore delegato della Support Intelligence, una società di San Francisco che offre consulenza nel campo della sicurezza informatica. Molti utenti magari neanche si accorgono che le loro macchine sono state infettate, e i ricercatori del settore dicono che stanno aspettando che le istruzioni si materializzino per stabilire quale impatto avrà il "botnet" sugli utenti.


È in grado di operare in background, usando il computer infettato per inviare spam o infettare altri computer, oppure può rubare le informazioni personali dell'utente. "Non so perché la gente sia così indifferente rispetto a questi programmi - dice Merrick L. Furst, ricercatore informatico alla Georgia Tech - È come avere una talpa nella tua organizzazione in grado di fare cose come spedire ad altri tutte le informazioni trovate sui computer infettati".

Microsoft a ottobre ha approntato in fretta e furia una patch d'emergenza per proteggere i sistemi Windows da questa vulnerabilità, ma il worm ha continuato a diffondersi a ritmo costante, nonostante nelle ultime settimane si stiano moltiplicando gli avvertimenti. All'inizio di questa settimana, i ricercatori della Qualys, una società di sicurezza informatica della Silicon Valley, hanno calcolato che circa il 30 per cento dei computer che montano Windows come sistema operativo e sono colleg
ati alla Rete sono ancora a rischio d'infezione perché non hanno installato la patch, nonostante sia stata diffusa a ottobre. La stima della Qualys si basa su un'indagine condotta su 9 milioni di indirizzi Internet.

Secondo i ricercatori, il successo di Conficker è dovuto anche alla leggerezza con cui aziende e singoli utenti, che spesso non installano immediatamente gli aggiornamenti, affrontano il problema della sicurezza informatica. Un dirigente della Microsoft ha difeso il servizio di aggiornamenti di sicurezza della società, sostenendo che non esiste un'unica soluzione per il problema del malware (i programmi nocivi).

"Sono convinto che la strategia degli aggiornamenti funziona", dice George Stathakopoulos, direttore generale del gruppo Security Engineering and Communications della Microsoft, aggiungendo però che le organizzazioni devono concentrarsi su tutti i problemi relativi alla sicurezza, dagli aggiornamenti tempestivi alla protezione delle password. "È tutta una questione di misure di protezione", dice.


Alfred Huger, vicepresidente responsabile dello sviluppo al reparto protezione dagli attacchi della Symantec, dice: "Questo è un worm scritto molto bene". Aggiunge che le società del settore stanno lavorando affannosamente da fare per cercare di svelare tutti i suoi segreti, un'impresa particolarmente ardua perché il programma è dotato di meccanismi di criptaggio che tengono celato il funzionamento interno a chi cerca di neutralizzarlo.

La maggior parte delle società di sicurezza informatica hanno aggiornato i loro programmi per individuare e sradicare questo software, e molte offrono programmi specializzati per individuarlo e rimuoverlo. Il programma usa una complessa tecnica, simile al gioco delle tre carte, per permettere a qualcuno di comandarlo a distanza. Ogni giorno genera una nuova lis
ta di 250 nomi di dominio, ed esegue le istruzioni che provengono da uno qualsiasi di questi domini.

Per controllare il "botnet" un hacker non deve far altro che registrare un unico dominio per inviare istruzioni all'intero "botnet", complicando enormemente il compito degli investigatori e delle società di sicurezza informatica che cercano di intervenire e bloccare l'attivazione del sistema unificato. I ricercatori si aspettano che nel giro di qualche giorno o di qualche settimana, il "bot-pastore" che controlla i programmi invii istruzioni per costringere il "botnet" a eseguire un'attività illegale di qualche genere.

Varie società di sicurezza informatica dicono che il Conficker, anche se sembra essere stato creato da zero, ha qualche affinità con i precedenti lavori di una sospetta associazione a delinquere dell'Est Europa, che realizzò profitti inviando ai personal computer programmi noti come "scareware" - che apparentemente avvisano gli utenti che il loro computer è stato infettato - chiedendo il numero della carta di credito per pagare un finto antivirus che in realtà infetta ulteriormente il loro apparecchio.


Un indizio interessante lasciato dagli autori del "malware" è che la prima versione del programma verificava innanzitutto se il computer non avesse una tastiera ucraina. Se ce l'aveva, la macchina non veniva infettata: a dircelo è Phil Porras, investigatore Internazionale della Sri, che ha disassemblato il software per capirne il funzionamento.

Il worm ha rilanciato il dibattito, all'interno del settore, sulla possibilità di sradicare il programma prima che venga usato inviando al "botnet" istruzioni per avvisare l'utente che il suo apparecchio è stato infettato. "Sì, stiamo lavorando su questo progetto, e anche molti altri lo stanno facendo", dice un ricercatore specializzato in "botnet", che chiede di restare anonimo. "Sì, è illegale, ma anche Rosa Parks quando si sedette nella parte davanti dell'autobus stava facendo una cosa illegale".

L'idea di bloccare il programma sul nascere, prima che riesca a far danni, è contestata da molti nel settore della sicurezza informatica. È davvero una pessima idea", dice Michael Argast, analista della sicurezza alla Sophos, una società inglese del settore. "I principi etici in questo campo sono sempre gli stessi da vent'anni a questa parte, perché la realtà è che puoi causare tanti problemi quanti nei puoi risolvere".

John Markoff è un giornalista e scrittore statunitense specializzato in Informatica. Da anni è la prima firma del New York Times in questo settore. Insieme a Tsutomu Shimomura, contribuì all'arresto del famoso hacker Kevin Mitnick il 15 febbraio 1995.

ALL'INIZIO era una cascata di lettere verdi su uno schermo nero, come nelle scene più cupe di Matrix. Ora c'è Lord Voldemort. Allora, anni anni 80-90, erano ragazzini che si misuravano con la loro bravura, anche un po' matti, mettevano in giri quei programmini-bomba. Non che non fossero tempi difficili, poteva capitare di perdere un anno di lavoro dal pc, se non avevi fatto una copia di sicurezza. E ogni settimana dovevi aggiornare l'antivirus. Lo stesso concetto ci sfuggiva: una leggenda metropolitana dice che l'impiegata di un ministero romano, sentendo dire che sul suo computer c'era un virus, chiese guanti di plastica alla direzione. Poi ci insegnarono che un virus è un programma, come tutti gli altri, ma che raggiunge uno scopo suo, estraneo alla volontà del proprietario del computer.

"Oggi - dice Alberto Berretti, matematico e docente di sicurezza informatica a Roma 2 - siamo alla terziarizzazione del crimine informatico. Computer di ignari cittadini possono essere adoperati per scopi grigi o criminali tout court. Regna una raffinata divisione del lavoro: chi scrive il virus non conosce chi lo distribuisce, e chi lo utilizza per scopi commerciali è ancora un altro soggetto sconosciuto agli altri due. È un delitto perfetto, che non ha niente di mitologico, ma che si serve della capacità della rete di far cooperare insieme centinaia, migliaia di computer. Il classico "uso negativo" della tecnologia".

Quanto è serio l'allarme di questo virus Conficker, di cui si parla negli Usa?
"Con oltre nove milioni di computer infettati mi pare che la gravità si definisca da sola. È una cosa molto seria: basti pensare che la Microsoft, per far fronte a questo attacco ha rilasciato una correzione extra, eppure lo fa già su base mensile".

Una volta l'hacker era benigno, aiutava la tecnologia a migliorare se stessa
"Ciò che succede oggi non ha niente a che vedere con la visione dell'hacker romantico, pirata benevolo che per amor di conoscenza entra nei computer della Nasa. Qui siamo di fronte ad attività criminali su scala internazionale. Il virus lavora perché qualcun altro possa affittare a terzi il tuo computer".

Un attimo. Sarà meglio spiegare prima cosa c'entra il computer di casa del signor Rossi con il cyber crime internazionale?
"L'utente domestico è una vittima inconsapevole, anzi lo è il suo computer. I virus di cui parliamo oggi non hanno l'effetto plateale di bloccare tutto e di danneggiare la macchina, come succedeva una volta. Anzi quella gli serve intatta. Volano basso, l'utente non si accorge di nulla, sono stealth".

Come può una persona "normale" proteggersi da tutto questo?
"Aggiornando ogni mese il sistema operativo sul sito di Microsoft - è il prezzo del successo, i virus attaccano i sistemi Microsoft perché sono più diffusi degli altri - e tenendo sempre installata l'ultima versione dell'antivirus. Poi ci sarebbe qualcosa che dovreste fare voi dei media".

Disinformiamo? Abbiamo colpe? Sa, va di moda...
"Diciamo che il signor Rossi, grazie allo sviluppo della potenza di calcolo delle macchine e a Internet, ha in mano una Ferrari della conoscenza, va bene? E la Ferrari non si guida con la patente B. Ci vuole più esperienza. Allora c'è un flusso continuo di notizie da coprire: non è solo l'allarme virus, che pure è importante come dimostra questo caso, ma altri problemi, per esempio quelli che riguardano i difetti e i bachi di sicurezza nei programmi che si usano. Se ne trovano in continuazione. Se giornali e tv ci facessero più attenzione, con misura e competenza...".

Insomma l'utente "guida" la Ferrari a rotta di collo
"Non aggiornano l'antivirus, lasciano il sistema operativo come lo prendono dal venditore, vanno su qualsiasi sito, magari a cercare programmi copiati, i giochi soprattutto. Tengono il computer collegato 24 ore al giorno per scaricare qualsiasi cosa, e così prima a o poi...".

Si diventa Zombie, cioè membri forzosi di una "botnet"? È sanscrito: può spiegarlo?
"Una "botnet" non è niente altro che una rete di computer alla quale il pc che viene colpito dal virus viene associato, grazie a piccole quantità di informazione che vengono depositate nella macchina all'atto dell'infezione. È come se gli dessero un ordine sbagliato. Sono attività che l'utente non vede e che possono essere compiute da migliaia di computer che lavorano insieme ma rimanendo sparsi per il mondo. Sono "risorse" di operatività e connettività che altri possono affittare a soggetti interessati ad usarli".

Pornografia? Spie? La fantasia potrebbe scatenarsi
"Mah, in passato esisteva la cosiddetta Russian Business Network, una rete basata in Russia che svolgeva attività per soggetti che facevano phishing, quelli che ti dicono: siamo la tua banca, dacci la password. Oppure posso pensare che un sito che si occupa di prostituzione a un certo punto subisca un attacco e che subito dopo qualcuno lo contatti perché si affidi a provider di connessione più sicuro".

Questo succede col pizzo di mafia e camorra.
"E chi le dice che in questo "terziario" virtuale non viga la stessa logica?".

Lei delinea una quadro angoscioso per noi poveri utenti
"Non bisogna esagerare. Intendo, se il privato o l'azienda si proteggono, hanno fatto tutto il loro dovere, sono ragionevolmente al sicuro, non gli succede niente. E certo Internet non è una giungla. Ma è come in ogni città, c'è un quartiere malfamato, dove succedono certe cose. Le attività criminali hanno un versante economico, bisogna muovere soldi, contatti, informazione, e bisogno farlo in modo sicuro".

"Loro" fanno sicurezza informatica per i loro clienti togliendola agli utenti onesti?

"Si può dire anche in questo modo".

Non c'è il rischio di una mitologia negativa di queste cose, come per certi personaggi di Stieg Larsson, l'hacker Lisbeth Salander?
"Dobbiamo riparlare dei media? Negli Stati Uniti il Washington Post ha fatto una campagna meritoria contro tre reti di cyber crime, facendo ottimo investigative reporting. La Fbi li ha trovati e chiusi".

Microsoft ha rilasciato una patch, cioè un aggiornamento alla sicurezza del proprio sistema operativo, adatto a combatterlo, ha continuato ad infettare 3 milioni e mezzo di computer. Gli esperti ritengono che questi numeri potrebbero essere molto più alti e dicono che gli utenti dovrebbero avere anti-virus aggiornati e installare la patch MS08-067 di Microsoft http://www.microsoft.com/italy/technet/security/bulletin/ms08-067.mspx

Vota questo post

di milionidieuro.com (15/01/2009 - 19:06)

Ebook Difesa Personale Ebook Gestione del Tempo Ebook Scacco alle Bugie Ebook I Segreti per Parlare in Pubblico Ebook Migliora la Tua Vita
Ebook Promossi Ebook Le 7 Regole della Felicita' Ebook Esami No Problem Ebook SessualMente Ebook Da Timido a Vincente
Ebook Soldi, Successo, Salute Ebook Lettura Veloce 3x Ebook Seduzione Ebook NO FUMO Videocorso Seduzione
Videocorso Controllo del Peso & Dieta Videocorso Lettura Veloce & Memoria Dieta 5-Sensi Videocorso Negoziazione & Vendita Videocorso Comunicazione

Vota questo post

password sicura

di milionidieuro.com (15/01/2009 - 19:02)

I normali standard di sicurezza sono soddisfatti se si dispone di un pc aggiornato, UN OTTIMO ANTIVIRUS sempre aggiornato,  FIREWALL  e, tutt'al più, un   ANISPYWARE.
Tuttavia internet resta pericoloso perchè navigando ci si distrae facilmente e si è più vulnerabili.
Se da un lato, la fiducia negli strumenti di pagamento e bancari su internet è giustamente cresciuta, sono anche aumentati i tentativi dei criminali informatici di impossessarsi di dati e di password per rubare soldi  e qui per dispettucci.
In questo articolo quindi cerchiamo di capire come impostare una password sicura con uno strumento che simula il comportamento di un hacker che vuole scoprirla.
La procedura per scoprire una password si chiama Brute Force che sostanzialmente non è altro che il lavoro svolto da particolari
programmi, per altro facilmente reperibili da internet, che scansionano velocemente tutte le possibili combinazioni di lettere, numeri e simboli fino a che non trovano la password per accedere.

Il problema delle procedure di Brute Force è che, se la password è abbastanza lunga e con caratteri alfanumerici possono impiegare anche 6 mesi per trovare una password.
Lo strumento offerto dal sito Hackosis
(  in alternativa lastbit ) permette di scoprire quanto tempo ci vorrebbe, per un normale computer acquistato nel 2008 su cui gira un programma brute force, per scoprire la password usata.
La bontà dello strumento è che non chiede di inserire la propria password
ma chiede di quanti caratteri è, quanti numeri vi sono, quante lettere
maiuscole, quanti simboli e caratteri speciali.
Lo strumento non ha evidenza scientifica ma, presumibilmente si avvicina molto al valore reale del tempo che ci vuole a scoprire una password.
Ad esempio una password costituita da sette caratteri in minuscolo e un numero si scopre in 29 minuti, mentre una password costituito da 7 lettere maiuscole, 7 minuscole , un numero e un carattere speciale si può trovare in 3129145610,89 giorni.
Altro tool online per misurare la sicurezza di una password si trova sul sito Password Meter che serve a generare una password forte e sicura e a testare la password usata.



La scelta di una password sicura è un aspetto di fondamentale importanza per accedere ai servizi in rete protetti; infatti, oltre a creare una chiave per accedere al sistema, si deve individuare un codice che sia difficilmente intercettabile, affinchè nessuno possa scoprirlo e utilizzarlo per scopi fraudolenti o di disturbo.

Queste che vi illustriamo sono alcuni semplici regole che tutti gli utenti dovrebbero osservare per essere certi di scegliere e proteggere una buona password.

Guida alla scelta
La tentazione più forte è quella di scegliere un nome facile e breve; invece è indispensabile attuare un compromesso tra l'importanza dei dati protetti e una password che può richiedere qualche sforzo in più nella ricerca della sua codificazione, che possa essere anche meno semplice da ricordare.
Queste sono alcune linee guida indispensabili da seguire per trovare la miglior password possibile:

* scegliere una password di una lunghezza non inferiore agli 8 caratteri;
 * non utilizzare parole di senso compiuto usate comunemente: esistono numerosi applicativi software freeware che, basandosi su dizionari internazionali, verificano tutte le parole caricate fino ad individuare quella corretta;
 * tenere a mente che le password più sicure contengono numeri, lettere e simboli. Ad esempio, se scelgo come password "mondo" posso creare una password molto sicura inserendo prima, dopo o all'interno, un numero: mondo433, 433mondo, mon433do e così via. I numeri e i simboli posizionati tra le lettere (o viceversa) aumentano il numero di opzioni possibili per un determinato carattere, questo rende più sicura l'intera password;
 * evitare i nomi dei propri figli, del coniuge o di un animale domestico, le date di nascita dei parenti più stretti, e tutte quelle parole che derivano da informazioni personali facilmente ottenibili da malintenzionati;
 * verificare la sicurezza di una password utilizzando un qualsiasi motore di ricerca (es. Google): se restituisce meno di 10 risultati, hai trovato una password sicura;
 * non usare una password che contenga parte dell'ID utente o dell'indirizzo e-mail;
 * non utilizzare la stessa password per numerosi servizi on-line. Sebbene sia un ottimo metodo per non dimenticarla, alla fine la probabilità che venga identificata aumenta in maniera esponenziale. Ogni volta che dovete scegliere una password, inventatene una differente. Se usate la stessa password per il pc, per la posta elettronica, i vari giochi, gli account dell'ufficio e i database aziendali, c'è un'altissima probabilità che qualcuno venga a conoscenza di una delle vostre password.
Protezione della password
Tutti i consigli sopra esposti, se applicati, rendono sicura la navigazione. Ma definire e utilizzare una password sicura è un punto di partenza che deve necessariamente proseguire con una corretta conservazione.
Una volta scelta la password, si dovrebbero seguire questi criteri per assicurarsi che nessuno la scopra:

* non digitare la password in presenza di estranei, che magari si trovano alle vostre spalle mentre la componete sulla tastiera. Un occhio attento può seguire i movimenti e memorizzare la password;
* non trascrivere la password su un foglio di carta, nè in altro luogo;
* non archiviarla in un file di un pc;
* non rivelare ad altri la propria password;
* non memorizzare la password nei tasti funzione di un terminale;
* modificare la password di tanto in tanto: l'uso costante e abitudinario della solita password è un comportamento rischioso

Vota questo post

Le peggiori password di sempre

di milionidieuro.com (15/01/2009 - 18:58)


Una raccolta delle password più comuni e più intercettabili: la più usata è 123456
BoingBoing famosissimo sito americano di varia umanità ha rilanciato un articolo di What's My pass che raccoglie le 500 più utilizzate password.
Si tratta di una raccolta di molte parole di uso comune della lingua
inglese e di serie spesso banali di sequenze di numeri. Leggete con
attenzione la lista che può servire per individuare quale password non utilizzare. Se ne trovate una che state usando voi, vi conviene
cambiarla velocemente.
Molti software automatici che vengono utilizzati per trovare password
lavorano con liste di parole del genere andando per tentativi
successivi per trovare la password utile per entrare in sistemi o
servizi.
Ma veniamo a questa hit parade delle password dell'ovvio. Ecco le prime dieci
123456, password, 12345678, 1234, pussy, 12345, dragon, qwerty, 696969, mustang.
Si tratta di password banali: una raccolta di sequenze dei primi numeri e al secondo posto la clamorosa scelta di usare come password ... la parola password. E' anche preoccupante notare che una persona su cinquanta almeno una delle peggiori 20 password

le 500 password più utilizzate
NO Top 1-100 Top 101–200 Top 201–300 Top 301–400 Top 401–500
1 123456 porsche firebird prince rosebud
2 password guitar butter beach jaguar
3 12345678 chelsea united amateur great
4 1234 black turtle 7777777 cool
5 pussy diamond steelers muffin cooper
6 12345 nascar tiffany redsox 1313
7 dragon jackson zxcvbn star scorpio
8 qwerty cameron tomcat testing mountain
9 696969 654321 golf shannon madison
10 mustang computer bond007 murphy 987654
11 letmein amanda bear frank brazil
12 baseball wizard tiger hannah lauren
13 master xxxxxxxx doctor dave japan
14 michael money gateway eagle1 naked
15 football phoenix gators 11111 squirt
16 shadow mickey angel mother stars
17 monkey bailey junior nathan apple
18 abc123 knight thx1138 raiders alexis
19 pass iceman porno steve aaaa
20 fuckme tigers badboy forever bonnie
21 6969 purple debbie angela peaches
22 jordan andrea spider viper jasmine
23 harley horny melissa ou812 kevin
24 ranger dakota booger jake matt
25 iwantu aaaaaa 1212 lovers qwertyui
26 jennifer player flyers suckit danielle
27 hunter sunshine fish gregory beaver
28 fuck morgan porn buddy 4321
29 2000 starwars matrix whatever 4128
30 test boomer teens young runner
31 batman cowboys scooby nicholas swimming
32 trustno1 edward jason lucky dolphin
33 thomas charles walter helpme gordon
34 tigger girls cumshot jackie casper
35 robert booboo boston monica stupid
36 access coffee braves midnight shit
37 love xxxxxx yankee college saturn
38 buster bulldog lover baby gemini
39 1234567 ncc1701 barney cunt apples
40 soccer rabbit victor brian august
41 hockey peanut tucker mark 3333
42 killer john princess startrek canada
43 george johnny mercedes sierra blazer
44 sexy gandalf 5150 leather cumming
45 andrew spanky doggie 232323 hunting
46 charlie winter zzzzzz 4444 kitty
47 superman brandy gunner beavis rainbow
48 asshole compaq horney bigcock 112233
49 fuckyou carlos bubba happy arthur
50 dallas tennis 2112 sophie cream
51 jessica james fred ladies calvin
52 panties mike johnson naughty shaved
53 pepper brandon xxxxx giants surfer
54 1111 fender tits booty samson
55 austin anthony member blonde kelly
56 william blowme boobs fucked paul
57 daniel ferrari donald golden mine
58 golfer cookie bigdaddy 0 king
59 summer chicken bronco fire racing
60 heather maverick penis sandra 5555
61 hammer chicago voyager pookie eagle
62 yankees joseph rangers packers hentai
63 joshua diablo birdie einstein newyork
64 maggie sexsex trouble dolphins little
65 biteme hardcore white 0 redwings
66 enter 666666 topgun chevy smith
67 ashley willie bigtits winston sticky
68 thunder welcome bitches warrior cocacola
69 cowboy chris green sammy animal
70 silver panther super slut broncos
71 richard yamaha qazwsx 8675309 private
72 fucker justin magic zxcvbnm skippy
73 orange banana lakers nipples marvin
74 merlin driver rachel power blondes
75 michelle marine slayer victoria enjoy
76 corvette angels scott asdfgh girl
77 bigdog fishing 2222 vagina apollo
78 cheese david asdf toyota parker
79 matthew maddog video travis qwert
80 121212 hooters london hotdog time
81 patrick wilson 7777 paris sydney
82 martin butthead marlboro rock women
83 freedom dennis srinivas xxxx voodoo
84 ginger fucking internet extreme magnum
85 blowjob captain action redskins juice
86 nicole bigdick carter erotic abgrtyu
87 sparky chester jasper dirty 777777
88 yellow smokey monster ford dreams
89 camaro xavier teresa freddy maxwell
90 secret steven jeremy arsenal music
91 dick viking 11111111 access14 rush2112
92 falcon snoopy bill wolf russia
93 taylor blue crystal nipple scorpion
94 111111 eagles peter iloveyou rebecca
95 131313 winner pussies alex tester
96 123123 samantha cock florida mistress
97 bitch house beer eric phantom
98 hello miller rocket legend billy
99 scooter flower theman movie 6666
100 please jack oliver success albert

Vota questo post

di milionidieuro.com (14/01/2009 - 07:19)

Ebook Difesa Personale Ebook Gestione del Tempo Ebook Scacco alle Bugie Ebook I Segreti per Parlare in Pubblico Ebook Migliora la Tua Vita
Ebook Promossi Ebook Le 7 Regole della Felicita' Ebook Esami No Problem Ebook SessualMente Ebook Da Timido a Vincente
Ebook Soldi, Successo, Salute Ebook Lettura Veloce 3x Ebook Seduzione Ebook NO FUMO Videocorso Seduzione
Videocorso Controllo del Peso & Dieta Videocorso Lettura Veloce & Memoria Dieta 5-Sensi Videocorso Negoziazione & Vendita Videocorso Comunicazione

Vota questo post

LA NATURA RIESCE A RESISTERE ALLE BOMBE ATOMICHE MA NON A L'UOMO

di milionidieuro.com (14/01/2009 - 07:14)


MAJURO, Isole Marshall -- Nell'Atollo di Bikini è rifiorita la vita. Cinquant'anni fa era completamente devastato. La causa? I test atomici eseguiti per 12 anni, che avevano rovinato l'ambiente marino dello splendido lembo di terra, parte delle Isole Marshall. Ma oggi tutto è cambiato: il mare è pieno di coralli, tartarughe e varie specie di pesci.


La scoperta è stata fatta da un gruppo di biologi australiani, tedeschi e italiani, che hanno trovato nel mare migliaia di pesci diversi, alti coralli, tartarughe e stelle di mare. Insomma, un vero e proprio paradiso. Una situazione opposta a quella di mezzo secolo fa, quando l'isola ha dovuto subire 21 test atomici da parte degli americani.

Per 12 anni lo splendido atollo bagnato dall'Oceano Pacifico è stato sottoposto a sperimentazioni che hanno letteralmente raso al suolo ogni forma di vita. I test sono culminati nel 1954, con l'esplosione di una bomba all'idrogeno mille volte più forte di quella di Hiroshima. La strage nucleare ha provocato un'immenso cratere, largo due chilometri e profondo 73 metri. Le conseguenze sono state devastanti: 42 specie di coralli sono sparite (28 delle quali a causa delle radiazioni).


"L'impatto sulla vita marina è stato ridotto dall'effetto scudo offerto dell'acqua, che è 800 volte più densa dell'aria", ha detto Roberto Danovaro, del dipartimento di scienze del mare dell'Università Politecnica delle Marche, che ha aggiunto: "In mare i livelli di contaminazione radioattiva sono stati relativamente bassi". Sicuramente minori di quelli registrati da alcuni esperti americani trent'anni fa, che a Rongelap, l'isola accanto a Bikini, hanno osservato che il 95 per cento dei nati nel periodo dei test avevano il cancro alla tiroide.
Dall'atomica al paradiso
così Bikini rinasce a vita

Ma grazie all'assenza dell'uomo e dei suoi esperimenti nocivi oggi è tutto diverso. Nell'isola pullula di nuovo la vita, come afferma lo studio pubblicato sul Marine Pollution Bulletin. "Quando mi sono immersa non sapevo che cosa aspettarmi, temevo di trovare un paesaggio quasi lunare", ha detto entusiasta Zoe Richards, del centro australiano Arc, che ha guidato la ricerca. "Invece è stato incredibile: si sono sviluppate strutture coralline alte fino a otto metri. E' affascinante. Non avevo mai visto coralli grandi come alberi".

Confrontando le barriere coralline di Bikini con le altre disseminate sul globo, i biologi hanno constatato il buono stato di salute delle prime. Infatti l'atollo fa parte dei casi positivi elencati nell'ultimo Rapporto mondiale sullo stato delle barriere coralline pubblicato dall'Australian Institute of Marine Sciences. Dopo il disastro di cinquant'anni fa gli esperti hanno notato un grande miglioramento. E ora le barriere sono al sicuro, a parte le incursioni di qualche pescatore

I ricercatori: il miracolo è dovuto non alle radiazioni
ma alla forzata assenza dell'uomo



e già che ci siamo un'altra curiosità....

Perché il due pezzi si chiama bikini?

Il termine bikini riprende di peso il nome di un atollo delle isole Marshall, che costituiscono un arcipelago appartenente alla Micronesia, nell'Oceano Pacifico. Proprio l'atollo di Bikini e il vicino atollo di Eniwetok furono sede, a partire dal 1946, di esperimenti nucleari statunitensi. La "bomba atomica" a Bikini, in epoca di incipiente Guerra Fredda, suscitò molta impressione. Il passaggio dal nome dell'atollo al nome del costume è comprensibile, se si pensa allo scalpore che destò la creazione di un costume ritenuto tanto audace da essere definito atomico.
 

Vota questo post

La fortuna è cieca. La sfiga, scientifica

di milionidieuro.com (14/01/2009 - 07:05)


Siete in ritardo e l'autobus non passa: decidete di incamminarvi. Peccato che a metà strada tra la vostra fermata e la successiva ve ne sfreccino ccanto... tre! Che rabbia! E sì, a volte sembra proprio che il mondo ce l'abbia con noi. È mai possibile oppure c'è una spiegazione razionale alla sfortuna? In alcuni casi sì, la spiegazione c'è, in altri è solo questione di punti di vista.

Matematici, fisici e psicologi ce l'hanno messa tutta per spiegare da che cosa dipendono le "piccole sfortune" quotidiane che ci fanno pensare che tutto il mondo ce l'abbia con noi. Prendiamo per esempio il caso della "iella dell'autobus". Per esorcizzarla si è scomodato pure un ingegnere dell'Università di Shizuoka (Giappone), Takashi Nagatani. Il quale, dopo attenta analisi matematica della situazione, è giunto alla conclusione che è... inevitabile. Dopo un'attesa interminabile i mezzi pubblici "si prendono gioco" di noi e arrivano in coppia, o peggio: tutta colpa della teoria del caos, che in questo caso descrive bene il comportamento caotico del traffico. Perché quando un blocco stradale, o un numero imprevisto di passeggeri da far salire, tengono fermo un mezzo pubblico, la distanza con quello che lo segue si riduce.
Moltiplicando il fenomeno per il numero di soste protratte, aumenta progressivamente il ritardo e si riduce sempre più la distanza con l'autobus che segue. Così il primo bus arriva all'orario del secondo, ma insieme a quest'ultimo. Nell'attesa vi siete incamminati, sentendovi poi beffati dalla sorte? Ve la siete cercata: c'è persino una complessa formula matematica, applicabile a qualsiasi tipo di trasporto e di percorso, a dimostrare che abbandonare la fermata per andarsene a piedi è sempre la scelta perdente.

La congiura dei semafori
Quando siamo in ritardo i semafori sembrano tutti d'accordo per farsi trovare sul rosso. Anche per questo, però, c'è una spiegazione. Supponiamo che lungo il percorso ci siano sei semafori: la probabilità di trovarli tutti verdi è molto bassa, la stessa che esca 6 volte "testa" in sei lanci di una monetina, e cioè 1 su 64, secondo le teorie della probabilità.
A peggiorare le cose c'è poi anche un fattore psicologico noto come "memoria selettiva" : quando siamo di fretta, preoccupati o ansiosi tendiamo a vedere tutto in modo negativo, sopravvalutando gli eventi sfavorevoli. Così, se incontriamo tre semafori verdi su sei, evento statisticamente molto probabile, siamo poi capacissimi di dire che "tutti i semafori erano rossi".

Il peso degli imbranati
Se nell'auto davanti alla nostra c'è il famigerato "imbranato", il solito che al casello si attarda a cercare le monetine per pagare il pedaggio, la rabbia sale alle stelle. Ma perché riusciamo sempre a scegliere la coda più lenta? E perché quando siamo in colonna veniamo superati da tutti, da destra e da sinistra? Anche qui, nessuna teoria del complotto! Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature da Donald Redelmeier e Robert Tibshirani (matematici delle università di Toronto, Canada, e Stanford, (Usa), è solo quando siamo fermi che notiamo le altre file e le auto che ci superano, facendo i dovuti paragoni. Quando invece è la nostra la fila più veloce, siamo impegnati a guidare e non guardiamo le auto "lente" che abbiamo superato. C'è poi un altro aspetto evidenziato da Nick Bostrom, della Yale University: su due code di uguale lunghezza, una veloce e una lenta, le auto nella seconda saranno sempre in maggior numero rispetto alla prima, in quanto è proprio l'eccesso di veicoli a rallentare la viabilità. Risultato: saranno sempre più gli automobilisti che si lamentano di essere nella fila sbagliata di quelli che procedono senza problemi.

focus.it

Tag: sfortuna

Vota questo post