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nucleare pulito ... centrali nucleari a torio ... soltanto il sole può darci energia
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centrale elettrica ad aquiloni .Con 200 aquiloni su un anello ruotante si avrebbe una potenza di mille megawatt, quanto un generatore atomico
CHIERI (Torino) - Se avete mai usato un aquilone, avete sentito quanto il vento tira sulle mani. Più è grande, più tira. Come vi spiegherà qualsiasi amante di kite surfing, possono far volare anche gli uomini. "Anzi - dice Massimo Ippolito, kite surfer per hobby - li costruiscono inefficienti apposta, altrimenti ti porterebbero via". Più in alto arrivano, più forte tirano. A questo punto non è più un gioco per bambini e neanche uno sport. E' un'occasione: le forze, in natura, non si sprecano. Soprattutto, se si possono usare per generare elettricità. Forse ci voleva l'incontro fra un kite surfer come Ippolito e un appassionato di vela, come Mario Milanese, docente al Politecnico di Torino, perché scattasse l'idea di rivoluzionare dalle fondamenta il modo di produrre energia eolica. Il fatto che il primo abbia un'azienda di sistemi automatizzati e il secondo insegni Controlli automatici all'università ha solo fornito gli strumenti per dare la scalata ad un obiettivo, a prima vista, impossibile: produrre tanta energia elettrica quanto una centrale nucleare, solo grazie al vento. Partendo non dalle gigantesche eliche delle turbine che ormai si costruiscono un po' dappertutto, ma dagli aquiloni dei bambini. KiteGen, come si chiama il progetto a cui lavorano Milanese ed Ippolito, non è l'unico nel mondo a puntare in questa direzione, ma è anche uno dei rarissimi casi in cui l'Italia, che le energie rinnovabili, normalmente, si limita a comprarle, è alla frontiera della ricerca. All'idea del vento dagli aquiloni lavorano anche, infatti, almeno altri due gruppi, in Olanda e in California. E' una guerra di brevetti. Perché, se gli esperimenti confermeranno le prime verifiche e i primi risultati dei prototipi, è come mettere le mani su una sorta di pietra filosofale, capace di scavalcare le debolezze più vistose dell'energia eolica e, in generale, delle energie alternative: costose, si dice, ingombranti, incostanti, troppo poco potenti. Dalla parte degli aquilonisti, c'è, anzitutto, il vento. Quanto forte soffia, per cominciare. A 80 metri di altitudine (l'altezza normale di una turbina) il vento spira, in media, nel mondo, a 4,6 metri al secondo, un po' più di 16 chilometri l'ora. E' un primo problema. Sotto i 4 metri al secondo, infatti, le turbine, normalmente, vengono spente, perché diventano antieconomiche. Il Texas occidentale - dove l'Enel ha appena varato una centrale eolica con 21 turbine - è un'area ricercatissima, perché il vento soffia in media a 7-8 metri al secondo (un po' meno di 30 chilometri l'ora), che viene definita una velocità ottimale. Ora, a 800 metri di altitudine, il vento soffia, in media, nel mondo, a 7,2 metri al secondo. La velocità ottimale. E un parametro cruciale, perché, spiegano i manuali di fisica, l'energia che si può ottenere dal vento aumenta in modo esponenziale con la sua velocità. "A mille metri di altezza - dice Milanese - l'energia che puoi ottenere è otto volte quella disponibile a livello del suolo". Il secondo problema del vento è che, in molti posti, non c'è sempre o, semplicemente non ce n'è. A De Bilt, in Olanda, che è un posto ventoso, le turbine funzionano 3 mila ore l'anno, in pratica un giorno su tre. A Linate, nessuno installa turbine, perché il vento è zero. Ma chi l'ha detto che la pianura padana è senza vento? Basta andare a 800 metri d'altezza: c'è vento per 3 mila ore l'anno, quanto a De Bilt per le turbine. E, nel cielo sopra De Bilt, si arriva a 6.500 ore, più di due giorni su tre. A Cagliari, si passa da 2.800 a 5 mila ore. Di vento, insomma, ce n'è molto di più di quanto si possa pensare sulla base dell'industria eolica attuale. Ma come catturarlo? "Con lo yo-yo" rispondono Milanese e Ippolito: un aquilone che sale e scende nel cielo. In un capannone di Chieri, alle porte di Torino, l'aquilone elettrico dispiegato non è altro che un normale kite per il surfing. Assicurato a due leggeri cavi, da 3 millimetri di diametro, lunghi 800 metri, l'aquilone si libra in volo, sostenuto dal vento. Srotolandosi, i cavi fanno girare due cilindri ed è questa movimento che genera energia, come si carica una dinamo. Ma questa è la parte più facile. Da buon velista, Milanese spiega che una barca con il vento in poppa va meno veloce di una barca che lo prenda ad angolo acuto. In termini scientifici, la potenza generabile dall'aquilone aumenta in funzione della velocità con cui si muove rispetto al vento. La parte importante del KiteGen è, infatti, il sistema di navigazione. Dei piccoli sensori, con rilevatori Gps, sono fissati sull'aquilone e collegati con un computer a terra che gestisce la navigazione dell'aquilone: un software manovra piccole trazioni sui cavi per assicurare che il kite proceda tracciando vorticosi 8 nel cielo. Grazie a queste scivolate d'ala, l'aquilone aumenta il suo differenziale di velocità rispetto al vento e, dunque, la potenza elettrica generabile. In pratica, l'aquilone si comporta come la striscia più esterna dell'elica di una turbina, senza dover far girare complicati ingranaggi: "Di fatto - dice Milanese - prendiamo la parte migliore di una turbina a vento e la mettiamo dove il vento è più forte". Quando il cavo è tirato al massimo, l'aquilone non genera più elettricità. Uno dei due cavi viene mollato, l'aquilone si impenna, non offre più resistenza al vento e viene riabbassato: "Per recuperarlo, consumiamo il 15% dell'energia generata in ascesa". Il passo successivo è immaginare una serie di questi yo-yo che funzionano insieme. "Basterebbe tenerli distanti 70-80 metri l'uno dall'altro - dice Milanese - mentre le turbine devono essere separate da più di 300 metri". Questo significa che, invece di avere decine e decine di torri eoliche ad ingombrare il paesaggio, per generare la stessa quantità di energia basterebbero alti e invisibili aquiloni che, a terra, non occuperebbero più spazio di una normale centrale elettrica. Tutto questo, comunque, per ora è sulla carta. KiteGen, finora, ha solo fatto volare il prototipo, generando, in tutto 2,5 kilowatt. "Ma - assicura Milanese - il prototipo ha rispettato le simulazioni del computer e questo ci rende fiduciosi sul fatto che anche le altre simulazioni siano realistiche". E questo spinge Milanese a pensare in grande. Ad esempio, ad un altro attrezzo per bambini: una giostra. Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento fa ruotare, questo movimento potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Al costo, calcola Milanese, di 5-600 milioni di euro, un sesto di quanto costi, oggi, una centrale atomica. L'energia prodotta dalla giostra KiteGen sarebbe, infatti, più intermittente di quella nucleare, ma anche assai meno cara. Se la scala fosse davvero di mille megawatt, un kilowattora, secondo i calcoli di Milanese, costerebbe solo un centesimo di euro, un terzo di quanto costa, oggi, l'energia più economica, il carbone. Tutto così semplice? Con le energie alternative, sognare sulla carta è facile. Il responso finale, poi, come direbbe il vecchio Dylan, "soffia nel vento".
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DELFINI CALDERONI UCCISIONE PRESSO LE ISOLE FEROE
BENCHE' QUESTO SEMBRI INCREDIBILE, OGNI ANNO, QUESTO MASSACRO BRUTALE E SANGUINARIO SI RIPRODUCE NELLE ISOLE FEROE, CHE APPARTENGONO ALLA DANIMARCA. LA DANIMARCA, UN PAESE SUPPOSTO 'CIVILIZZATO', MEMBRO DELL'UNIONE EUROPEA. TROPPE POCHE PERSONE AL MONDO CONOSCONO QUESTO AVVENIMENTO ORRIBILE E DEPROVEVOLE CHE SI RIPETE OGNI ANNO. QUESTO MASSACRO SANGUINARIO E' IL FRUTTO DI GIOVANI UOMINI CHE VI PARTECIPANO PER DIMOSTRARE DI AVER RAGGIUTNO L'ETA' ADULTA (!!). E' ASSOLUTAMENTE INCREDIBILE CHE NON SIA FATTO NIENTE AFFINCHE ' QUESTA BARBARIE CESSI. UNA BARBARIE CONTRO I DELFINI CALDERONES, UN DELFINO SUPER INTELLIGENTE E SOCEVOLE CHE SI AVVICINA ALLA GENTE PER CURIOSITA'.
da http://www.focus.it/ UCCISIONE DEI DELFINI CALDERONI PRESSO LE ISOLE FEROE Questa è soltanto una piccola dimostrazione delle tante atrocità commesse dall'uomo di questo pianeta nei confronti dell'ambiente che lo circonda. Una depredazione senza limiti, senza senso, incomprensibile. Ogni anno la popolazione delle isole Feroe pesca e si nutre di circa 1000 cetacei tra i 2 e i 5 metri di lunghezza. La carne dei “calderon” copre circa una quarta parte del consumo totale di carne in questa zona. A questa attività partecipano anche gli adolescenti per dimostrare così di entrare nell'età adulta. Ancora oggi si ripete ogni anno questo sanguinolento massacro di calderoni nelle Isole Feroe, territorio che appartiene alla Danimarca. Speso avvengono degli scontri tra i pacifisti e gli abitanti di queste isole quando avviene la pesca delle balene, ma gli abitanti non capiscono perchè gente di tutto il mondo pensa che sia sbagliato quello che fanno. Dicono che è una tradizione molto antica e che la specie dei calderoni non è minacciata. Studi scientifici dimostrano che la popolazione dei calderoni è composta da circa 800.000 esemplari di balene. In zoologia, un calderon (Globicephala melas o Globicephala macrorhynchus), è un cetaceo odontoceto, della famiglia dei delfini. E' conosciuto anche con il nome di globicefalo nero o balena piloto. Può anche non sembrare vero, ma ancora oggi, ogni anno, ha luogo un brutale, dantesco massacro di sangue nelle isole Feroe, in Danimarca. Un paese che si suppone essere “civilizzato” e che fa parte dell'Unione Europea. Molte persone non sono a conoscenza di questo attentato contro la vita, contro la sensibilità, contro tutto. I giovani “dimostrano”, attraverso questo rituale massacro di sangue, di essere diventati adulti. E' assolutamente incredibile che non si faccia niente per evitare questa barbarie che si commette contro il Calderones, una specie di delfino intelligentissimo che ha la particolarità di avvicinarsi alle persone per curiosità.
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PER ELUANA NE PALLE NE CUORE
Siamo in città il nostro animale domestico si ammala e il veterinario ci dice che non c'è niente da fare.
cosa facciamo ora?????
Lo chiudiamo in una stanza e lo facciamo morire di fame o lo portiamo dal veterinario e gli facciamo fare una puntura per farlo morire subito senza farlo soffrire???
I giudici hanno dato ragione al padre di Eluana affinchè venga staccato tutto da lei e lerntamente si spenga, morendo di fame e di sete.......
NESSUNO HA AVUTO IL CORAGGIO PER FARE QUELLO CHE C'ERA DA FARE ed intanto una vita si spegne lentamente.
Ne i giudici nè il padre, che tanto combatte per la fine di questa vita, hanno il coraggio di dare una morte dignitosa a questa ragazza, costei morirà NEL MODO PEGGIORE .
Di sicuro uno che decide di non avere accanimenti terapeutici per non soffrire non lascia come ultimo desiderio di avere una morte lenta.
SE LA VERITà CHE QUESTA RAGAZZA DEVE MORIRE PRENDETEVI ALMENO LA RESPONSABILITA DI DARLE UNA MORTE ISTANTANEA.
NE ANIMALI NE I CARCERATI CONDANNATI A MORTE HANNO UNA MORTE COSì ATTROCE....
Se no, visto che il signor padre la considera morta la lasci dalle suore che tanto si vogliono prendere cura di lei e non vada più a trovarla.
Eluana sarà forse morta ma dietro lo sperare nel miracolo che si risvegli vive la speranza di tantissima gente forse è più utile lei che la vita di gente che stà bene.
Questo articolo non è per dire cosa sia giusto ma qualsiasi decisione si prende và portata avanti nel modo giusto.
Se Eluana deve morire uccidetela in modo dignitoso concedendole almeno una morte alla pari di un animale.
Se Eluana è già morta lasciatela a chi si vuole prendere cura di Lei certo meglio di come ha fatto il padre e di come hanno fatto le varie sentenze.
MILIONIDIEURO
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Chernobyl uccide ancora
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A ventidue anni dallo scoppio del quarto reattore della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina il cancro continua a uccidere: la speranza di vita dei bambini colpiti da un tumore solido o molle è notevolmente più bassa rispetto a quella dei coetanei europei o americani. Lo scrive il Programma Nazionale di Oncologia Pediatrica 2006-2010 approvato dal Gabinetto dei Ministri d’Ucraina: se in Europa e negli USA le statistiche di guarigione raggiungono il 70% dei casi, in Ucraina scende al 40%, rendendo il tumore una delle principali cause di invalidità e di mortalità infantile nel Paese. L’obiettivo esplicitato dal Programma Nazionale di Oncologia Pediatrica è quello di innalzare i livelli di non recidiva (entro i successivi 5 anni) fino al 65-70% e diminuire al 10% il tasso di mortalità infantile per tumore.
Alla grave situazione sanitaria si aggiungono i problemi che le famiglie devono affrontare nel momento in cui scoprono di avere un figlio malato: in molti casi si tratta di famiglie estremamente povere, provenienti da zone rurali in cui non esistono adeguate strutture sanitarie. Devono trasferirsi a Kiev: la madre, che di solito assiste il figlio in ospedale, è costretta a lasciare il lavoro, riducendo il già basso reddito familiare o, nel caso di madri single, cadendo in uno stato di indigenza. Questi problemi sono aggravati dalle difficoltà psicologiche che i genitori devono affrontare, legate all’accettazione della malattia del figlio e alla capacità di mantenere una relazione positiva con il bambino. Spesso il bambino è costretto ad abbandonare la scuola o ad essere sottoposto a trattamenti dolorosi, senza capire cosa gli sta succedendo e assistendo, nello stesso tempo, alla sofferenza dei propri genitori a causa di questa drammatica situazione.
Abbiamo intervistato il professor Yuri Alexandrovich Orlov, primario di oncologia presso il reparto di neurochirurgia pediatrica all’Istituto Nazionale del cancro di Kiev, che ha svolto delle analisi sui bambini con età inferiore ai tre anni ricoverati sotto la sua direzione dal 1981 al 2002 che dimostrano inequivocabilmente l’aumento del cancro al sistema nervoso centrale per i bambini con meno di 3 anni.
Per questo studio, pubblicato nel 2004 nell’International Journal of Radiation Medicine, sono stati analizzati 188 bambini colpiti da tumore maligno al cervello. Dalle analisi del prof. Orlov si evince un dato allarmante: rispetto al periodo 1981-1985, dove si registravano solo 9 casi di tumore cerebrale maligno tra i bambini ricoverati, nel periodo 1986-1990 il numero dei bambini a cui è stata diagnosticata tale patologia è aumentato di 5.1 volte, nel periodo 1991-1995, di 7,7 volte e nel periodo dal 1996 al 2000 ancora di 5,3 volte. Facendo una media, l’aumento dei casi di tumori cerebrali tra i bambini con meno di 3 anni è aumentato, nel ventennio dopo lo scoppio della centrale di Chernobyl, di 5,8 volte.
Il primario ci spiega che “se dal 1981 al 1985 gli studi dimostrano che “solo” il 33,3% dei pazienti presenti in reparto era affetto da tumore maligno, nel periodo immediatamente superiore, che vede come spartiacque proprio l’incidente di Chernobyl, l’incidenza dei tumori maligni tra i bambini è cresciuta al 46,7%. Se pensiamo però che dopo quella data i casi siano cominciati a scendere – continua il primario - ci sbagliamo di grosso, infatti, l’incidenza dei tumori ha continuato ad aumentare fino al 68,7% dei casi, come rilevato dai dati del 2001.”
Nel reparto dove lavora il dottor Orlov, un simpatico dottore dalla lunga barba bianca che quasi ricorda Patch Adams, ci siamo chiesti però come facciano questi bambini ad affrontare ogni giorno le fatiche della malattia in un ambiente così diverso dagli ospedali pediatrici a cui siamo abituati noi, scarno, privo dei colori e dei giochi dei nostri reparti, e decisamente povero: il governo può passare ai malati e alle loro famiglie solo il 30% delle spese mediche che devono sopportare.
Abbiamo girato la domanda a Natasha Onipko, presidentessa di Zaporuka, prima fondazione ucraina che sostiene i reparti di oncologia e neurochirurgia pediatrica dell’Istituto Nazionale del cancro di Kiev, nata grazie a Soleterre Onlus, associazione italiana presente a Kiev da 4 anni con il progetto “Un Sorriso in corsia”. “Ho conosciuto l’emergenza dei bambini di Kiev grazie a Soleterre Onlus. – racconta Natasha, un’interprete che conosce bene la lingua italiana – Anche in Ucraina non sapevamo molto di come vivevano i bambini ricoverati qui e, quando ho toccato con mano la situazione, come interprete perché, lavorando per una casa di moda, conoscevo l’italiano, mi sono data da fare in prima persona e sono diventata la coordinatrice del progetto “Un sorriso in corsia”.
“Quello che mi ha fatto scegliere di unirmi a loro penso sia stata la storia di Sasha, poteva essere mio figlio. Come dicevo – continua Natasha - facevo l’interprete per loro e mi sono trovata a spiegare al personale di Soleterre la sua storia. Aveva 4 anni, un bambino come gli altri, veniva da Ismail, una città a sud dell’Ucraina. A causa di dolori forti e costanti alle gambe e allo stomaco e sotto il consiglio del medico di famiglia lo portarono all’ospedale più vicino a casa. All’ospedale gli venne immediatamente diagnosticato un tumore al bacino, ma per ulteriori analisi avrebbero dovuto partire verso l’ospedale di Kiev, il più specializzato del Paese. Quando arrivarono qui venne confermato un tumore molto grave e difficile da guarire bisognava operare: amputazione di entrambe le gambe. Ma senza infermieri e qualcuno che lo potesse accudire (i suoi genitori dovevano lavorare ad Ismail e non potevano rischiare di perdere il lavoro) stava male, soffriva ogni giorno. Con la dotazione dell’ospedale non avremo potuto che offrirgli un terzo delle chemioterapie di cui aveva bisogno, senza parlare di un alimentazione decente… Per fortuna è intervenuta Soleterre. Ha sostenuto le spese per le cure: flebo, medicazioni, alimentazione. Era terribile però vederlo da solo in quel letto…sì, penso che la cosa più difficile per lui – continua Natasha - sia stato l’allontanamento dei genitori: da solo e lontana da casa, senza un infermiere che si prendesse cura di lui…mi si spezzava il cuore. E poi parlando con Valeria, la ragazza che lavorava per il progetto in reparto, ho scoperto che non sarebbe più stato così solo, dei volontari gli avrebbero fatto compagnia e una psicologa lo avrebbe ascoltato nei momenti più difficili.. È stato in quel momento che ho capito che valeva la pena di darsi da fare, che insieme si poteva: un’associazione italiana c’era riuscita, era riuscita a smuovere l’opinione pubblica, a regalare un sorriso anche nella situazione più disperata. Dopo aver conquistato la mia fiducia, meritavano il mio aiuto e ora eccomi a capo di questa nuova organizzazione! Unitevi a noi per migliorare le condizione di questi piccoli, insieme possiamo fare molto!” Dal 10 al 30 novembre 2008 sarà possibile sostenere la campagna “Il contagocce” inviando un SMS solidale da 2 euro al numero 48547 dal proprio telefonino o chiamando lo stesso numero da telefono fisso Telecom. Con i fondi raccolti Soleterre porterà un aiuto concreto e una speranza di guarigione in più a 2000 bambini ucraini malati di cancro e alle loro famiglie.
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crisi finanziaria: investimenti a rischio
Compagnie assicurative all'erta: sono tanti gli investitori titolari di polizze index linked garantite da obbligazioni Lehman Brothers e che, bruciati dal crollo della banca d'affari americana entrata in amministrazione controllata (chapter 11) lo scorso 15 settembre, stanno bussando alla porta delle associazioni che tutelano i diritti dei risparmiatori. Associazioni agguerrite come Adusbef, Confconsumatori, che si apprestano ora a scendere sul sentiero di guerra intimando agli assicuratori di restituire i soldi delle polizze se non vogliono finire in tribunale. Quante sono le polizze garantite da Lehman Brothers? E quali compagnie assicurative le hanno vendute?
Sul numero e sul valore delle polizze sottoscritte, dal giorno del crac Lehman c'è stato un vero balletto di dati. Il 25 settembre, ascoltato dalla commissione Finanze della Camera su richiesta del deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, Giancarlo Giannini, presidente dell'Isvap, l'autorità per la vigilanza sulle assicurazioni private, aveva parlato di una esposizione modesta delle imprese assicuratrici italiane verso Lehman: 1,1 miliardi di euro. Il 10 ottobre, grazie a una stima del ministero dell'Economia, la somma saliva a 1,27 miliardi. La verità? Secondo una nuova ricognizione dell'Isvap, i cui risultati, la cifra a metà ottobre è già salita a 1,9 miliardi per 111 mila polizze. Ma potrebbe ancora lievitare.
Chi risulta più esposto con prodotti Lehman Brothers? Al primo posto della graduatoria c'è Cnp UniCredit Vita, compagnia partecipata da UniCredit Group, con 576 milioni di euro e 29 mila polizze sottoscritte; quasi il doppio della posizione fatta registrare da Novara Vita (gruppo Banca popolare di Novara) con 290 milioni di euro e quasi 17 mila polizze; al terzo posto c'è Unipol assicurazioni, che attraverso sette prodotti diversi è riuscita a fare sottoscrivere oltre 13 mila contratti per 206 milioni di euro. Seguono Poste Vita (35 mila polizze per 183 milioni), Zurich life insurance Italy (136 milioni) e Mediolanum: le polizze fatte sottoscrivere da questa compagnia sono oltre 9 mila per 118 milioni di euro (ma la compagnia ha già denunciato un valore delle polizze di 213 milioni). C'è da dire, però, che non sempre il peso della 'garanzia' della banca d'affari fallita sul singolo prodotto assicurativo arriva al 100 per cento, ma varia fino a toccare un minimo del 13 per cento nel caso di un prodotto Unipol. Nel complesso, sono 23 le compagnie coinvolte nel ciclone Lehman, che adesso rischiano di ritrovarsi sotto il fuoco incrociato delle associazioni dei consumatori.
Che la tempesta stesse per scoppiare, rinfocolando le polemiche sul risparmio tradito sollevate negli scorsi anni dalle vicende dei bond argentini e del crac Parmalat ("È scandaloso che questi prodotti assicurativi siano stati venduti pur sapendo dei problemi di Lehman", rincara Laboccetta), lo ha capito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proprietario con Ennio Doris di Mediolanum: la scorsa settimana la compagnia assicurativa del Cavaliere ha annunciato di essere pronta a rimborsare interamente i sottoscrittori. Una linea seguita solo da poche altre assicurazioni, come Unipol (è stata lei ad aprire il fronte), Bcc Vita del gruppo Iccrea, e Fondiaria-Sai (quest'ultima ha annunciato il congelamento delle polizze e la restituzione del denaro nel 2010) e che ha permesso a Berlusconi di smarcarsi dalla schiera di coloro che rischiano seri danni di immagine sostenendo di non dovere rimborsare alcunché.
Secondo l'Ania, che le polizze contenessero una componente di rischio era infatti chiaro ai sottoscrittori puntualmente messi al corrente dalle compagnie con i prospetti informativi. Nessuna 'disinvoltura', dunque, nel vendere polizze che godevano anche di una elevata affidabilità creditizia. La garanzia del rimborso dei prodotti era in capo a Lehman, emittente dell'obbligazione sottostante. E Lehman, persino a settembre, nei giorni in cui chiedeva la procedura fallimentare, godeva di valutazioni delle agenzie di rating come Fitch, Standard & Poor's e Moody's assolutamente lusinghiere e inferiori solo a quelle del governo degli Usa e di pochissimi altri paesi. Tutto a posto, dunque? No, secondo Lannutti, duro anche con l'Ania (la vuole portare in tribunale per non avere vigilato sull'operato delle compagnie), ma soprattutto con le società di rating: "Citeremo anch'esse in giudizio", annuncia: "Le scandalose valutazioni attribuite a Lehman si spiegano solo con i rapporti incestuosi intrattenuti con banche e assicurazione sulle quali emettono giudizi a pagamento. E questo ha certamente contribuito a trarre in inganno i risparmiatori".
ma non credo che siano tutti
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ELENCO INCIDENTI NUCLEARI DI CUI SI HA NOTIZIA
1952 Chalk River (Canada). L'errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore.
1952 Usa. Un incidente con reattore Argon. 4 morti accertati.
1955, febbraio, Atlantico. La nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda nell'Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una tonnellata di residui atomici a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità.
10 marzo 1956 - Mar Mediterraneo. Un bombardiere B-47 precipita nel Mediterraneo con a bordo due capsule di materiale fissile per la realizzazione di bombe nucleari.
27 luglio 1956 - Gran Bretagna. Un bombardiere B-47 in Gran Bretagna slitta sulla pista e va a colpire un deposito contenente sei bombe nucleari.
1957, ottobre. Windscale (GB). Fusione del nocciolo (l'incidente più grave che possa accadere in una centrale). Il reattore viene inondato. Fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva arriva fino in Danimarca. La radioattività su Londra si eleva 20 volte oltre il valore naturale (Londra dista da Windscale 500 km). Il consumo di latte è vietato in un raggio di 50 km (ogni giorno vengono gettati 600.000 litri di latte).
7 ottobre 1957 -Sellafield (Gran Bretagna) (scala Ines 5). Nel complesso nucleare di Windscale in Gran Bretagna, dove si produce plutonio per scopi militari, un incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR) genera una nube radioattiva imponente. I principali materiali rilasciati sono gli isotopi radioattivi di xenon, iodio, cesio e polonio.La nube attraversa l’Europa intera. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all’incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
Settembre 1957 - Kyshtym (Unione Sovietica) (scala Ines 6). In una fabbrica di armi nucleari negli Urali, una cisterna contenente scorie radioattive prende fuoco ed esplode, contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno con una nube di 20 milioni di curie. Il rilascio esterno di radioattività avviene a seguito di un malfunzionamento del sistema di refrigerazione di una vasca di immagazzinamento di prodotti di fissione ad alta attività. Vengono esposte alle radiazioni circa 270mila persone. Si stimano per le conseguenze dell’incidente oltre 100 morti.
1958 Usa. Un incidente a Oak Ridge: 12 persone investite dalle radiazioni.
1958 zona Urali (Urss). Catastrofe nucleare a causa dell'esplosione di un deposito di scorie radioattive. Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km ancora oggi recintati.
3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). A seguito di un incidente in un reattore sperimentale di Idaho Falls negli Stati Uniti, muoiono tre tecnici.4 luglio 1961 – URSS. La fuoriuscita di radiazioni per un guasto al sistema di controllo di uno dei due reattori di un sommergibile atomico sovietico provoca la morte del capitano e di sette membri dell’equipaggio.
1961, 4 luglio. URSS. La fuoriuscita di radiazioni per un guasto al sistema di controllo di uno dei due reattori di un sommergibile atomico sovietico provoca la morte del capitano e di sette membri dell’equipaggio.
1964 Usa. Incidente al reattore Wood River: un morto.
1964 Garigliano (Italia). Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.
5 dicembre 1965 – Isole Ryukyu (Giappone). Un jet militare americano A-4E con a bordo una bomba all’idrogeno B-43 scivola in mare da una portaerei statunitense vicino alle isole giapponesi Ryukyu.
17 gennaio 1966 – Palomares (Spagna). Un B-52 statunitense con quattro bombe all’idrogeno B-28 entra in collisione con un aereo cisterna durante il rifornimento in volo. I due aerei precipitano e tre bombe a idrogeno (bombe H) cadono nei pressi di Palomares, mentre la quarta cade in mare. L’esplosivo di due delle tre bombe, a contatto col suolo, detona spargendo su una vasta area plutonio e altro materiale radioattivo. In tre mesi vengono raccolte 1.400 tonnellate di terra e vegetazione radioattiva che vengono portate negli Stati Uniti. Mentre i militari statunitensi sono forniti di tute protettive, gli spagnoli continuano a vivere tranquillamente e a coltivare i terreni. Un monitoraggio effettuato nel 1988 su 714 abitanti ha rivelato in 124 di loro una concentrazione di plutonio nelle urine di gran lunga superiore ai livelli normali.
5 ottobre 1966 – Detroit (USA). Il nucleo di un reattore sperimentale situato in un impianto vicino a Detroit si surriscalda a causa di un guasto al sistema di raffreddamento
1966 Ottobre, Lagoona Beach (Usa). Alcune piastre di protezione si staccano e bloccano il circuito di raffreddamento del reattore autofertilizzante Enrico Fermi (61 Mw) per cui si ha surriscaldamento; il dispositivo di arresto automatico non funziona; il reattore riprende la sua attività soltanto nel 1970; e nel 1972 viene fermato definitivamente.
1967 Trino Vercellese (Italia). Fessurazione di una guaina d'acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po trizio radioattivo.
1967 Francia. Fusione di elementi combustibili nel cuore del reattore di Siloe (Grenoble). Ciò provoca la liberazione di Iodio 131 e Cesio 137 nell'acqua di raffreddamento del reattore. Si liberano gas radioattivi nell'aria.
21-01-68 Groenlandia un B-52 si schiantò sul ghiaccio a pochi chilometri dalla base militare di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese), la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che proteggevano il paese durante la guerra fredda.
A bordo del bombardiere c’erano quattro bombe atomiche. Tre vennero recuperate, una non venne mai trovata, nonostante le ricerche anche sottomarine. L’incidente fu tenuto segreto per 40 anni.
1968 Den Haag (Olanda). Per un «errore tecnico» si libera nella centrale Up 2 del materiale radioattivo. La radioattività nell'aria della città supera di 100 volte i limiti «accettabili».
1968 Gennaio, Chooz (Belgio). Grave incidente nel reattore ad acqua leggera. La riparazione è durata 2 anni e 2 mesi. Nel 1970 il reattore è guasto di nuovo.
10 marzo 1968 – Oceano Pacifico. Il sottomarino K-219 affonda nel Pacifico. A bordo ha tre missili nucleari e due siluri a testata nucleare.
27 maggio 1968 – Oceano Atlantico. Un sottomarino statunitense con a bordo due siluri a testata nucleare affonda nell’Atlantico.
21 agosto 1968 – Groenlandia. Un B-52 statunitense precipita in Groenlandia. Tre bombe all’idrogeno che si trovavano a bordo esplodono e 400 grammi di plutonio-239 si disperdono nell’ambiente. L’area viene successivamente bonificata da oltre 500 uomini inviati dalla Danimarca e da 200 militari statunitensi. Nei venti anni successivi, 100 dei danesi che avevano partecipato all’intervento si ammalano di cancro, altri di gravi malattie tra cui la sterilità.
1968 Agosto, Brenìllis (Spagna). La centrale si blocca completamente. La riparazione è durata 3 anni.
1968 Francia. Il reattore di Monts Arreé si arresta per un incidente. Periodo di riparazione: 3 mesi.
1969 Garigliano (Italia). Sette arresti alla centrale per guasti.
1969, febbraio. Latina (Italia). Arresto alla centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione (a marzo si avrà ancora un grosso guasto alla stessa centrale).
1969, gennaio. Lucens (Svizzera). Dopo sole 7 ore di funzionamento si ha surriscaldamento con rottura di guaine ed infiltrazione di acqua contaminata nel sotterraneo. La grotta contenente la centrale è stata murata definitivamente.
1969 Germania. Per fessurazioni molteplici delle turbine il reattore Gundremmingen sul Danubio viene chiuso per 3 anni.
1969 Usa. Incendio nel reattore di Rocky-Flats. Durante l'incendio si perde plutonio.17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Un errore nelle procedure adottate per la gestione del combustibile provoca una fusione parziale a un reattore nucleare raffreddato a gas.
1970 Belgio. Altro incidente nel cuore del reattore di Chooz.
1970 Chicago (Usa). L'impianto Edison perde 200.000 litri di acqua contaminata.
1970 Usa. Il reattore da 600 Mw Dresden 2 sfugge completamente al controllo per 2 ore per un guasto ad una apparecchiatura di controllo.
12 aprile 1970 – Oceano Atlantico. Il sottomarino sovietico K-8 affonda nell’Atlantico con a bordo due reattori e due siluri a testata nucleare.
1971 Den Haag (Olanda). Rottura di un tubo per il convoglia-mento di acqua radioattiva.
1971 Kansas. Si scopre che la miniera di sale scelta per lo stoccaggio delle scorie radioattive, al riparo dell'acqua, è piena di buchi e l'Aec (Ente americano per l'energia nucleare) è costretto a improvvisare dei piani di stoccaggio in superficie.
1971 Francia. Fournier rivela in «Charlie Hebdo» n. 14 che un tecnico del centro nucleare di Saclay ha tentato, due anni prima, di suicidarsi dando fuoco al laboratorio in cui lavorava.
1972 Francia. Due militanti del gruppo ecologico «Survivre et vivre» scoprono che più di 500 fusti di residui radioattivi su 18.000 conservati all'aperto al centro di ricerche nucleari di Saclay, hanno larghe fenditure che lasciano così sfuggire la radioattività.
1972 Francia. Un operaio portoghese che non conosce i segnali di pericolo lavora parecchie ore in una sala irradiata del centro di Saclay.
1972 Francia. Ancora al centro di Saclay sfuggono dieci metri cubi di liquidi radioattivi.
1972 USA. Due lavoratori nell'impianto di Surry muoiono per l'esplosione dei tubi di un sistema di sicurezza mentre ispezionano tubi già difettosi.
1973 Hanford (Usa). La Aec ammette che nei 15 anni precedenti si sono verificati 15 incidenti in cui si sono liberati liquidi radioattivi per un totale di 1.600.000 litri.
1973 Marzo, Chinon (Francia). Arresto definitivo della centrale nucleare di Chinon I, dopo soli 11 anni di funzionamento. Di fatto la centrale ha mosso le turbine per 43.000 ore, ossia per 5 anni.
Aprile 1973 – Isole Hawaii (USA). Fuga radioattiva nel sottomarino statunitense Guardfish alle Hawaii. Cinque marinai dell’equipaggio vengono contaminati dalle radiazioni.
1973 Settembre, La Hague (Francia). Fuga di gas radioattivo. 35 lavoratori sono contaminati di cui 7 gravemente.
1973 Settembre, Windscale (GB). Nell'officina di ritrattamento si ha un rigetto di radioattività. 40 lavoratori sono contaminati.
1973 Novembre, Hanford (Usa). Si ha la diciassettesima fuga di liquidi radioattivi. Gli accumuli di plutonio in una fossa vicino alla città sono così grandi da rendere possibile una reazione a catena.
1973 Dicembre, Usa. Di 39 reattori, negli Usa, 13 sono fuori servizio. Brown's Ferry lavora al 10%, Peach Botton al 2%, Connec 2 al 20%.
1973 Den Haag (Olanda). 35 addetti agli impianti sono intossicati (7 in modo molto grave). Nubi di gas radioattivo si diffondono per 15 minuti sulla campagna.
1974 – Mar Caspio. Fonti di stampa segnalano un’esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko, nel Mar Caspio.
1974 Aprile, Austria. Qualcuno contamina volontariamente il treno Vienna-Linz con Iodio 131 e Iodio 113. Dodici persone vengono ricoverate. Gli autori dell'attentato non sono mai scoperti.
1974 Maggio, Casaccia (Italia). Si spacca un recipiente contenente plutonio. Non si sa altro.
1974 Maggio, Usa. L'Usaec comunica che 861 anomalie si sono prodotte nel 1973 nei 42 reattori in funzione; che 371 avrebbero potuto essere serie e che 18 lo furono realmente (di cui 12 con fuga di radioattività).
1974 Usa. Una nube radioattiva di trizio si forma per una fuga di gas da un condotto della centrale di Savannah Mirex, in Carolina. La nube va lentamente alla deriva ad una altezza di 70 metri.
1974 Francia. A 60 anni dall'avvio di una fabbrica di radio, nonostante il suo smantellamento, si libera ancora una radioattività significativa. L'acquirente del terreno di Gyf-sur-Yvette sul quale la fabbrica è situata scopre in vari punti fonti radioattive che superano 50 volte la dose massima consentita.
1974 Usa. Da un'inchiesta risulta che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche hanno dovuto essere licenziate. Motivi: demenza, decadimento intellettuale, alcolismo.
1974 Belgio. L'acqua della condotta Visé, captata nel Pletron, contiene da 2 a 3 volte più radon 22 (gas radioattivo) del massimo ammesso per una popolazione adulta vicina ad una centrale.
1975 Gennaio, Usa. Viene ordinata la chiusura di 23 reattori per guasti nel sistema di raffreddamento, vibrazioni anormali e piccole fughe di gas radioattivo.
Inverno 1974/75 – Leningrado (URSS). Una serie di incidenti viene segnalata nell’inverno tra il 1974 e il 1975 presso la centrale nucleare di Leningrado, in Unione Sovietica. Tre morti accertati.
1975 Marzo, Brown's Ferry (Usa). Per cercare correnti d'aria nella cabina di comando della centrale viene usata una candela che appicca il fuoco a tutti i cavi elettrici bloccando tutti i sistemi di sicurezza. Si riesce a rimediare fortunosamente (per un resoconto più dettagliato di questo grave incidente vedi il «Corriere della sera» del 2/7/1977, p. 3.). Secondo il calcolo delle probabilità questo incidente può verifi-carsi in un caso su mille miliardi!
1975, 19 novembre. Germania. Muoiono 2 operai nel reattore di Gundremmingen. I due dovevano riparare una valvola. Escono 4 litri di vapore radioattivo ad una pressione di 60 atmosfere e ad una temperatura di 270°C.
22 novembre 1975 – Mare Mediterraneo. Una portaerei e un incrociatore americani entrano in collisione nel Mediterraneo a causa del mare agitato. Come in altri casi non è accertata, ma probabile, la fuoriuscita di materiale nucleare in seguito all’incidente.
7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della Centrale di Lubmin, sul litorale baltico nella Germania Orientale, provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.
1976 Gennaio, Germania. Sempre a Gundremmingen la neve caduta in abbondanza spezza le linee elettriche che convogliano l'energia prodotta nel reattore. Questo, spento con la procedura d'emergenza, fu soggetto ad una tale pressione interna che le valvole di sicurezza si aprirono e liberarono vapore radioattivo.
1976 Windscale (GB). Il reattore contamina di Iodio 131 centinaia di miglia di territorio.
1976 Ottobre Tallin (Urss). Salta in aria una centrale atomica sotterranea: almeno cento persone sono morte. Le autorità sovietiche negano ma dopo il 25 ottobre, e per una settimana almeno, il quotidiano russo ha pubblicato una decina di necrologi ogni numero (Per un resoconto più dettagliato di questo incidente vedi «Panorama» de 30/11/1976, p. 145.).
1977 Bulgaria. Nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, salta la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che sono riusciti a fermare la reazione, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime.
1977 Aprile, El Ferrol (Spagna). Fuga radioattiva. Più di 100 persone contaminate.
1978 Maggio, Caorso (Italia). Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 maggio '78) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.
28 marzo 1979 - Three Mile Island (Harrisburgh, Usa) (scala Ines 5). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). Vengono evacuate 3.500 persone.
7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da una installazione nucleare segreta provoca la contaminazione di oltre 1.000 persone. Vengono registrati nella popolazione valori di radioattività fino a cinque volte superiori alla norma.
Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 persone vengono contaminate a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto, a Erwin, negli Stati Uniti.
Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 persone vengono contaminate a causa di una fuga di residui radioattivi nella centrale di Tsuruga, in Giappone. Un mese dopo le autorità comunicano che 45 operai sono stati esposti a radioattività nel corso delle operazioni per la riparazione della centrale.
1982 USA. Nella centrale di Giuna, uno dei tubi del sistema refrigerante sì fessura e scarica acqua bollente radioattiva.
1982 USA. Dopo l’incidente di Giuna si scoprono in altre sette centrali oggetti di metallo dimenticati nelle condotti. Molti impianti sono così fermati perché ritenuti poco sicuri.
Novembre 1983 – Sellafield (Gran Bretagna). Lo scarico di liquidi radioattivi nel Mare d’Irlanda provoca la reazione di cittadini ed ecologisti, che sollecitano la chiusura della centrale nucleare di Sellafield, in Gran Bretagna.
10 agosto 1985 – URSS. Un’esplosione devasta il sottomarino atomico sovietico Shkotovo-22: muoiono dieci membri dell’equipaggio esposti alle radiazioni.
6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e altri 100 restano contaminati a seguito di un incidente che si sviluppa in una centrale atomica in Oklahoma, negli Stati Uniti.
26 aprile 1986 - Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 7). L’incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che sotto forma di una nube pari a un miliardo di miliardi di Bequerel si disperde nell’aria. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia, sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono ancora oggi dati ufficialie definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.
1986, 4 maggio (una settimana dopo il disastro di Chernobyl). Hamm-Uentrop, Germania Ovest. Un esperimento in un impianto da 300 megawatt THRT-300 PBMR (reattore a letto di sfere) nella Germania Ovest ha causato la fuoriuscita di materiale radioattivo dopo che uno dei letti di sfere è stato immesso nel condotto utilizzato per portare carburante al reattore. Il tentativo di rimuovere l’ostruzione creatasi ha danneggiato il condotto e causato il rilascio di radionuclidi. Radiazioni sono state misurate per circa due kilometri intorno al reattore.
6 ottobre 1986 – Oceano Atlantico. Il sottomarino K-219 affonda nell’Atlantico con 34 testate nucleari a bordo.
1989 Finlandia. Avaria nel sistema di controllo nella stazione di Olkiluoto.
1990 Germania. Infiltrazione di tritio nella stazione nucleare di Kruemmel.1991 Finlandia. Spegnimento manuale dovuto ad un incendio nella stazione di Olkiluoto.
1991 Germania. Incidente durante il rifornimento di carburante nella stazione di Wuergassen.
Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva
24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). A seguito della perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor nei pressi di San Pietroburgo, fuoriescono e si disperdono in atmosfera iodio e gas radioattivi.
Novembre 1992 – Forbach (Francia). Un grave incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di tre operai. I dirigenti dell’impianto vengono accusati l’anno successivo di non aver approntato le misure di sicurezza previste.
1992 Germania. Avaria nel sistema di raffreddamento nella centrale di Brunsbuttel.
13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento di Sellafield. La densità massima di radionuclidi dello iodio consentita viene superata di oltre tre volte.
17 febbraio 1993 - Barsebaeck (Danimarca). Uno dei reattori della centrale di Barsebaeck viene temporaneamente fermato a causa della fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo.
Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. Risultano contaminati circa 1.000 ettari di terreno. La nube radioattiva si dirige verso zone disabitate.
23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Centrale nucleare di Biblis: una falla nel circuito primario di un reattore fa uscire liquido altamente contaminato.
28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia a causa della rottura di un deposito a Petropavlosk.
1995 Germania. L'Alta Corte tedesca decide che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich è illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.
Settembre 1995 – Kola (Mare di Barents). L’energia elettrica della centrale di Kola viene staccata per morosità e vanno fuori uso i sistemi di raffreddamento. Incidente solo sfiorato, grazie all’intervento del comandante della base.
Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 3). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 di Cernobyl causa un incidente nel quale la radioattività si disperde e contamina gli operai impegnati nella manutenzione.
8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo di Monju nella prefettura di Fukui a causa di un malfunzionamento al sistema di raffreddamento. L’impianto è costituito da un reattore autofertilizzante a neutroni veloci FBR.
Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche di Dimitrovgrad. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.
1997 Germania. Un treno trasportante liquido nucleare deraglia di fronte alla stazione di Kruemmel.
Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Un incendio e un’esplosione nel reattore nucleare nell’impianto di ritrattamento nucleare di Tokaimura contamina almeno 35 operai.
Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche di Arzamas porta i materiali radioattivi sull’orlo di una reazione a catena. Si sviluppa una nube radioattiva a seguito della quale muore il responsabile dell’esperimento.
Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.
Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.
1 maggio 1998 – Catena delle Alpi. Le autorità di controllo francesi scoprono elevati livelli di contaminazione da cesio 137 sulle Alpi, causati dal passaggio di rottami ferrosi provenienti dall’Europa dell’Est.
1999, 8 Gennaio, Francia. Centrale di Cruas Meysse, 65 persone evacuate dopo che si sono accese le luci d’allarme radioattivo.
1999, 11 Marzo, Francia. Centrale del Tricastin, un contaminato.
1999, 16 Giugno, Russia. Centrale di Seversk, 2 contaminati per fuga radioattiva.
1999, 23 Giugno, Ucraina. Centrale di Rivno, principio incendio.
1999, 4 Luglio, Ucraina. Centrale di Zaporozhie (Ucraina), bloccato un reattore per precauzione.
1999, 12 Luglio, Giappone. Centrale Tsuruga, bloccato reattore per una perdita acqua.
1999, 17 Luglio, Ucraina. Centrale di Cernobyl, 3 operai contaminati.
30 settembre 1999 - Tokaimura (Giappone) (scala Ines 4). Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attiva una reazione a catena incontrollata. Viene accertato che si tratta di un errore umano: due operai hanno trattato materiali radioattivi in contenitori non idonei. Tre persone muoiono all’istante, mentre altre 439, di cui 119 in modo grave, vengono esposte alle radiazioni. Vengono ricoverati in 600 ed evacuati 320mila abitanti della zona.
1999, 2 Ottobre, Ucraina. Centrale di Khmelitskaya, blocco del reattore per malfunzionamento.
4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della Centrale di Wolsong causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai impiegati presso l’impianto.
5 ottobre 1999 – Centrale di Loviisa (Finlandia). Viene segnalata una perdita di idrogeno nell’impianto di Loviisa, sulla costa Finlandese. Secondo i tecnici della centrale c’è stato un pericolo di incendio e perdite. La situazione, secondo gli addetti, è rimasta comunque sotto controllo.
8 ottobre 1999 - Rokkasho (Giappone). Una piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie a Rokkasho, nella prefettura giapponese di Aomori. Le radiazioni provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Un incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia. Nell’operazione di scarico del reattore un inconveniente tecnico a una puleggia per l’estrazione delle cartucce di combustibile arresta la fase di scarico del materiale radioattivo.
18 novembre 1999 – Torness (Scozia). Un Tornado della Raf in esercitazione precipita in mare di fronte alla centrale nucleare di Torness in Scozia a meno di ottocento metri dall’impianto. Un grave incidente è sfiorato per un soffio.
1999, 27 ottobre, USA. "I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti un "radioisotopo" (lo stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto". Così Ernest Sternglass, professore di radiologia all'università di Pittsburgh ha esordito nell'ultima conferenza stampa del progetto no-profit di "radioprotezione e salute pubblica". Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a quelli osservati a metà degli anni '50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. "Se gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi incidenti", ha detto Sternglass, che ha aggiunto: "II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari". I responsabili del progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel 1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni '80.
13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Il primo dei sei reattori nucleari della centrale ucraina di Zaporozhe viene fermato per il malfunzionamento dei uno dei segnalatori di eccessiva pressione.
5 gennaio 2000 – Blayais (Francia) (scala Ines 2). Una tempesta provoca un incidente alla centrale di Blayais, nella Gironda, dove due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti
27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono state esposte alle radiazioni.
15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Una piccola quantità di vapore radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino alla cittadina di Buchanan sul fiume Hudson, località a circa 70 chilometri da New York. La perdita di gas radioattivo costringe la società che gestisce l’impianto a chiudere la centrale e a dichiarare lo stato di allerta. La perdita è di circa mezzo metro cubo di vapori radioattivi.
2000, 16 giugno. Germania. Gradualmente, ma senza esitazioni, la Germania metterà al bando l'energia nucleare. Una dopo l'altra, nell'arco di 32 anni, le 19 centrali nucleari tuttora attive sul suolo tedesco saranno chiuse. Sui tempi dello smantellamento si è raggiunto un compromesso: il governo chiedeva 30 anni, gli industriali 35, se ne impiegheranno 32 per ogni stabilimento. Il primo che chiuderà sarà il più vecchio: la centrale di Obrigheim, aperta nel 1968, si spegnerà nel 2001. L'ultima, invece, nel 2021, sarà quella di Neckarwestheim-II, nel Baden-Wuerttemberg, che produce 1.269 Megawatt. Inoltre entro il luglio 2005 sarà proibito il trattamento delle scorie nucleari. Al momento le centrali nucleari tedesche producono il 33,5 per cento del fabbisogno energetico nazionale.
2001 Germania. Esplosione di una parte dell'impianto di Brunsbuettel.
10 aprile 2003 – Paks (Ungheria) (scala Ines 3). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (costituito da quattro reattori è l’unico in Ungheria a 115 chilometri da Budapest) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo diun’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata con gravi conseguenze per l’area intorno a Paks.
17 ottobre 2003 – Arcipelago de La Maddalena (Italia). Sfiorato incidente nucleare: il sottomarino americano Hartford s’incaglia nella Secca dei Monaci a poche miglia dalla base di La Maddalena dove solo l’abilità del comandante riesce a portare in porto il mezzo avariato. Il licenziamento di alcuni militari induce a pensare che il rischio corso non sia stato risibile.
9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi provoca quattro morti tra gli operai. Altri sette lavoratori vengono ricoverati in fin di vita. E’ l’incidente più tragico nella storia nucleare del Giappone. La centrale viene chiusa.
9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale nella prefettura di Shimane.
9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.
Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici.
Maggio 2006 – Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.
Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.
26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia) (scala Ines 2). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.
7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica
28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel.Secondo il rapporto 2006 del ministero federale dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali. Stando ai piani di uscita dal nucleare, fissati in una legge del 2002, il reattore dovrebbe essere spento al più tardi nel 2015.
16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “è stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.
4 GIUGNO 2008 - Krsko ( Slovenia) Alle ore 17.38 ora italiana il sistema d’allerta dell’Ecurie (European Community Urgent Radiological Information Exchange) ha ricevuto un’informativa dalla Slovenia su un incidente alla centrale nucleare di Krsko, 130 km in linea d’aria da Trieste. La comunicazione è stata trasmessa a tutti i 27 Stati membri dell’Unione
Le prime notizie sembrano relativamente rassicuranti: pare non via sia stata una fuoriuscita di sostanze radioattive dalla centrale. Sono state attivate le procedure di spegnimento del reattore, dopodiché sarà possibile, secondo un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale, verificare le cause dell’incidente.Quello che non è rassicurante è il silenzio informativo delle tv: praticamente su tutte le principali testate sul web la notizia campeggiava giustamente in prima pagina, ma in tv niente, niente alla lettera. Nessun programma è stato interrotto, nessuno ha pensato di aprire una finestra informativa. Neppure Emilio Fede che, quando non fa il propagandista, come giornalista sa il fatto suo e di solito su avvenimenti del genere ci si butta a pesce, bruciando spesso la concorrenza con ottime dirette. Eppure la notizia era ghiotta, ghiottissima, senonaltro in termini di ascolti. Ma in tv sono rimasti tutti zitti. Sarà forse perché il governo Berlusconi ha deciso di rilanciare il nucleare in grande stile, e questa notizia sarebbe stata una grandissima “seccatura”?
Del resto non è la prima volta che la centrale slovena di Krsko è al centro di polemiche per la sua pericolosità: già nel 2005 la parlamentare dei verdi Luana Zanella aveva presentato una interrogazione piuttosto inquietante. Le conseguenze in caso di fall-out radioattivo alla centrale di Krsko sarebbero drammatiche: la nube radioattiva potrebbe raggiungere Trieste in sole due ore e, complessivamente, sarebbero colpite circa 30 milioni di persone di cui circa 5 milioni a rischio di vita immediato (dati forniti dall’associazione “Amici della Terra”).
07-07-2008 PARIGI - L'Autorità per la sicurezza nucleare francese ha chiesto in mattinata a Socatri, società satellite del colosso energetico Areva, di sospendere l'attività del suo sito di trattamento nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, e di prendere "misure
immediate di messa in sicurezza". Dagli impianti di Socatri, a Tricastin, si era verificata lunedì scorso una fuoriuscita di acque contenenti uranio, con parziale riversamento nei fiumi circostanti.
TIMORI ECOLOGISTI MA AUTORITA' RASSICURANO - DOPO INCIDENTE AREVA SOTTO ACCUSA
Mentre l'Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) diffondeva messaggi rassicuranti, gia' nei giorni scorsi le associazioni ambientaliste francesi erano sul piede di guerra dopo la fuoriuscita accidentale di acque di scarico contenenti uranio dalla centrale nucleare di Tricastin
in due fiumi vicini. L' associazione ecologista 'Uscire dal nucleare' accusa Areva, azienda proprietaria del sito, "di aver trattenuto deliberatamente informazioni e di fatto, aver messo volontariamente in pericolo la popolazione", e ha annunciato una manifestazione sabato
prossimo a Parigi. Parla invece di "dimostrazione che il nucleare non è un'energia pulita" Greenpeace, che aggiunge: "Nicolas Sarkozy chiaramente omette di precisare questo genere di 'dettagli' quando annuncia in pompa magna il lancio di una nuova centrale Epr, per cui
Tricastin è uno dei siti possibili". Reazioni negative anche dalla Commissione di ricerca e d'informazione indipendente sulla radioattività, che ha annunciato che sporgerà denuncia contro le due società filiali di Areva responsabili del sito di Tricastin, Areva Cn e Socatri, rispettivametne per "la sepoltura di più di 700 tonnellate di scorie" e per "scarichi radioattivi nell'ambiente". Da parte loro, i responsabili istituzionali mandano invece messaggi rassicuranti. L'Asn ha fatto sapere che i rilievi effettuati nella falda acquifera, in tre pozzi di pompaggio appartenenti a privati e nei corsi d'acqua in cui si sono riversate le acque all'uranio non hanno riscontrato "alcun elemento anormale". Anche i tassi di radioattività rilevati nella zona,
afferma sempre l'Asn, risultano da una serie di verifiche "in costante diminuzione da ieri sera".
L'INCIDENTE
Sono state mantenute per tutta la notte di martedi' le misure di sicurezza precauzionali nei comuni intorno alla centrale nucleare di Tricastin dopo che, durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi d'acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per litro, era accidentalmente finita in due fiumi vicini. Divieto di attività nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l'Auzon, blocco della distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi, oltre che dell'irrigazione dei campi nelle aree interessate dalla fuoriuscita. La Commissione di ricerca e d'informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) aveva denunciato la "mancanza di affidabilità" della centrale di Tricastin, spiegando che "il rischio sanitario è effettivamente lieve, ma questo incidente, non trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su un sito destinato invece a svilupparsi". Criticato anche il modo di dare informazioni sull'accaduto: "l'utilizzo dell'unità di misura della massa (il grammo) - ha aggiunto il Criirad - invece di quella della radioattività (il becquerel) non rende conto dell'ampiezza della fuga". La perdita, conclude la commissione, avrebbe riversato nei fiumi "uno scarico più di 100 volte superiore al limite annuale". Si è fatta sentire anche l'organizzazione 'Uscire dal nucleare', secondo la quale "é impossibile che una tale fuga, contenente uranio, non abbia conseguenze importanti sull'ambiente e sulla salute delle persone".
11-07-2008 INCENDIO NELLA CENTRALE NUCLEARE RINGHALS 11-07-2008
STOCCOLMA- Un incendio si è verificato oggi sul tetto di una turbina nella centrale nucleare di Ringhals, situata a 60 chilometri da Goteborg, nella Svezia occidentale. Secondo i responsabili dell'impianto, l'incendio è stato rapidamente spento senza che il reattore potesse costituire in alcun momento una vera minaccia."La nostra equipe di pompieri è riuscita a spegnere le fiamme in pochi minuti" ha dichiarato Gosta Larsen, portavoce della centrale. L'incendio è stato provocato dagli operai che lavoravano con alcune torce sul tetto dell'edificio e che hanno involontariamente dato fuoco allo stesso. "Non c'é stato niente di drammatico", ha aggiunto Larsen, riconoscendo però che una fitta nube di fumo ha invaso il sistema di ventilazione della turbina, facendo scattare gli allarmi anti-incendioesterni che hanno provocato l'arrivo immediato di altre squadre di pompieri locali.La centrale nucleare di Ringhals possiede quattro reattori e produce il 20% circa dell'elettricità consumata in Svezia.
16-07-2008 FALDA CONTAMINATA NEI PRESSI DELLA CENTRALE DI TRICASTIN
10 giorni dopo la fuoriuscita da un impianto di acque usate contenenti 8,2 grammi al litro di uranio naturale. Il problema stavolta non sono però le acque auperficiali dei fiumi Gaffiere e Lauzon, in cui secondo i dati dell'Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) c'é una "diminuzione regolare del livello di uranio", ma 4 punti di prelievo d'acqua in
profondità, falde freatiche e pozzi privati, in cui la concentrazione di uranio supera la soglia massima fissata dall'Organizzazione mondiale della sanità di 15 microgrammi per litro.
18/07/2008Fuoriuscite di acque contaminate 18-07-2008 Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, "senza impatto sull'ambiente", sono state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel sud-est della Francia. Lo ha reso noto stamane l'Autorithy francese per la sicurezza nucleare.
21/07/2008 Francia, nuova fuga radioattiva: 15 operai contaminati 21-07-2008Quindici operai dell'impianto nucleare di Saint Alban, nella regione dell'Isere (sud della Francia), sono stati contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Lo riferisce Electricité de France (Edf), l'azienda elettrica francese. «Gli operai sono stati leggermente contaminati nel corso di un intervento di manutenzione su un cantiere dell'unità produttiva numero due», ha indicato un responsabile della direzione. L'incidente non è stato classificato dall'Agenzia di sicurezza nucleare.
23/07/2008NUCLEARE: FRANCIA, 100 OPERAI LEGGERMENTE CONTAMINATI 23-07-2008 PARIGI - Cento operai della centrale nucleare del Tricastin, dove alcuni giorni fa c'era stata una fuga di materiale radioattivo, sono stati contaminati ''leggermente'' oggi da elementi fuorusciti da una
tubatura nel reattore numero 4, fermo per manutenzione. Lo ha reso noto la direzione di EDF.
29/07/2008 allarme a Tricastin 29-07-2008 GRENOBLE Nuovo allarme alla centrale
nucleare di Tricastin a 40 chilometri da Avignone, nel sud della Francia. Un centinaio di impiegati sono stati sgomberati dall’impianto a causa dell’allarme lanciato dopo una nuova fuoruscita di polvere radioattiva dal reattore No4.
02/08/2008 Nucleare: forse fuga da nave Usa 02-08-2008Acqua potenzialmente radioattiva puo' essere fuoriuscita da un sommergibile nucleare americano in navigazione nel Pacifico per mesi.Lo ha reso noto in serata la CNN, riportando fondi ufficiali della Marina. La perdita e' stata scoperta mentre il sommergibile nucleare, il Houston (che aveva navigato tra Guam, le Hawaii ed il Giappone), era in un porto delle Hawaii per la manutenzione.
06/08/2008 incidente in francia a tricastin 06-08-2008 Tricastin, nel sud della Francia, fa parlare di sé quest'estate per un incidente, anzi un'anomalia: a luglio - ma si è saputo solo oggi - ci sarebbero state troppe emissioni di scorie di carbonio 14 alla fabbrica Socatri (Areva)
sul sito in cui già quattro volte è scattato l'allarme. Lo ha annunciato l'ASN, Autorità di sicurezza nucleare. Si tratterebbe, in realtà, della prima anomalia in ordine temporale, essendo stata
appurata il 4 luglio, durante il trattamento delle scorie. In quella fase, stando all'ASN, ci sarebbe stato "un superamento, per il mese di giugno, del limite di rifiuti gassosi mensili di carbonio 14".
21/08/2008 Pierrelatte, fuoriuscita di uranio PARIGI, 23 AGO - Una piccola fuoriuscita di uranio e' stata scoperta due giorni fa nei pressi della centrale nucleare di Pierrelatte, nel sud della Francia. La fuoriuscita e' stata rilevata da alcuni operai a lavoro su una canalizzazione interrata delle reti di acque della societa' Comurhex che non era piu' utilizzata. La prefettura del dipartimento Drome ha parlato di ''un impatto ambientale marginale'', dopo una ispezione dei tecnici dell' authority per la sicurezza nucleare. 24/08/2008incidente nucleare a Vandellos SpagnaMADRID, 24 AGO - L'impianto nucleare Vandellos II in Catalogna, nel nord-est della Spagna, e' stato fermato per un incendio, che e' stato domato. Secondo le autorita' spagnole 'alle 08:49 un incendio e' divampato nel generatore elettrico, e alle 10:30 e' stato completamente spento. Tutti i sistemi di sicurezza dell'impianto hanno funzionato come previsto, e ora la centrale e' ferma e in condizioni stabili'. L'impianto e' stato costruito nel 1980, la sua autorizzazione scade nel 2010. 26/08/2008 Fleurus, Fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L'incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus - circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l'acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. , l'incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli
24/09/2008 CHERBOURG (F) - Un incidente nucleare di "livello 1" su una scala internazionale da 0 a 7, con un "versamento di materiale", è avvenuto all'interno di un impianto per il riprocessamento del combustibile atomico a La Hague, nella regione della Normandia, nel nord-ovest della Francia. Lo rende noto il gruppo nucleare Areva che gestisce l'impianto, aggiungendo che l'incidente "non ha avuto alcuna conseguenza sul personale né sull'ambiente".
L'incidente, fa sapere l'Areva, è avvenuto il 24 settembre scorso. comunicato il 10/10/2008
La società in un comunicato scrive che l'incidente è "accaduto durante il riempimento di un contenitore di plutonio" ed è consistito nello "straripamento del contenitore". "Il materiale (fuoriuscito) è rimasto confinato all'interno del perimetro all'interno del quale si svolgeva l'operazione. I lavori di riempimento è stata interrotta e il materiale (fuoriuscito) è stato recuperato", scrive Areva.
Si tratta del quarto incidente di livello 1 registrato nello stesso stabilimento dall'inizio del 2008.
AGGIORNATO A 11/11/2008 PER EVENTUALI COMUNICAZIONI CONTATTAMI
Gli Stati Uniti nel 1968 hanno perso una bomba atomica
LONDRA 11-11-2008
Il 21 gennaio del 1968, un B-52 si schiantò sul ghiaccio a pochi chilometri dalla base militare di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese), la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che proteggevano il paese durante la guerra fredda.
A bordo del bombardiere c’erano quattro bombe atomiche. Tre vennero recuperate, una non venne mai trovata, nonostante le ricerche anche sottomarine. L’incidente fu tenuto segreto per 40 anni. Secondo la Bbc, gli americani ritengono che la radioattività si sia dissolta nella massa d’acqua e che non ci sia più pericolo.















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