INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, il virus potrebbe essere stato creato in laboratorio
di milionidieuro.com (16/05/2009 - 16:56)
Il virus della nuova influenza potrebbe essere nato in un laboratorio per errore umano. Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs. In un articolo che ha inviato all'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc),uno dei 'padri' dell'antivirale oseltamivir,sostiene che le caratteristiche genetiche del virus A/H1N1 sono tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova. Un'ipotesi sulla quale l'Oms sta indagando.
Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano. Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei "padri" dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.
Un’ipotesi, a quanto si apprende, sulla quale l’Oms sta indagando e si sta confrontando in questi giorni con gli esperti internazionali di virologia umana e animale. Hanno ricevuto copia dell’articolo anche gli esperti internazionali della Fao e dell’Organizzazione internazionale per la salute animale (Oie).
Secondo Gibbs, che studia l'evoluzione dei virus, il microrganismo non sarebbe un prodotto della natura. I geni del nuovo H1N1, sostiene, mostrano di essersi evoluti troppo rapidamente di quanto ci si aspetterebbe trattandosi di un virus 'cresciuto' nei maiali. Potrebbe aver trascorso del tempo in un ospite intermedio, prima di passare all'uomo, come volatili o mammiferi marini, ma potrebbe anche essere stato coltivato in uova di laboratorio - è la tesi dello scienziato australiano - e questo spiegherebbe l'insolita rapidità della sua evoluzione. Per sopravvivere in questo ambiente nuovo, spiega, il virus deve adattarsi rapidamente, cosa che invece non farebbe a tale velocità crescendo in un 'ospite' che già ben conosce. Il risultato sono le mutazioni genetiche identificate dagli scienziati nel nuovo H1N1. Le uova sono usate nei laboratori e nei siti di produzione di vaccini, per far crescere i virus influenzali. In passato, nel 1977, un virus influenzale del tipo H1N1 era stato prodotto per errore per la cattiva gestione di un laboratorio in Russia. Gibbs, che ha presentato le sue conclusioni a una rivista scientifica per la pubblicazione, ha informato della sua teoria l'Oms nel week end appena trascorso. "Non c'era alcun segnale - ha affermato il virologo, secondo quanto si legge sul 'Canadian Press' - che le autorità stessero seriamente prendendo in considerazione la possibilità che il virus fosse un prodotto di laboratorio. Mi è sembrata una buona idea venire allo scoperto e dire 'i dati mi fanno pensare questo. Sarebbe ora di indagare'". L'Oms ha chiamato a raccolta i ricercatori dei principali laboratori di virologia per verificare se quest'ipotesi ha fondamento. Gli esperti stanno ancora lavorando, ma le prime analisi non supporterebbero la teoria di un'origine del virus in laboratorio.
E intanto Si allarga l'epidemia di influenza da virus A/H1N1 nel mondo. L'ultimo bollettino diffuso oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità fa salire a 8.451 i casi di infezione confermati in 36 Paesi, 931 in più rispetto ai 7.520 di ieri.Il conteggio non include ancora il quinto decesso da nuova influenza annunciato in queste ore negli Usa dove un ragazzo di 30 anni che soffriva di altri problemi di salute è morto in Texas la settimana scorsa, ma soltanto ieri sera i test di laboratorio hanno confermato che era stato colpito dal virus.
Sono così diventati tre i morti per febbre suina nel Texas, Stato al confine con il Messico. Gli altri due decessi si sono verificati in Arizona, sempre al confine con il Messico, e a Seattle, nello stato settentrionale di Washington.
In Messico - riferisce l'agenzia ginevrina - si registrano in tutto 2.895 casi confermati, con 66 morti. In Canada 496 con una morte, e in Costa Rica 9 casi con un decesso.
Casi confermati, senza morti, sono segnalati inoltre in Argentina (1), Australia (1), Austria (1), Belgio (2), Brasile (8), Cina (4), Colombia (11), Cuba (3), Danimarca (1), Ecuador (1), El Salvador (4), Finlandia (2), Francia (14), Germania (14), Guatemala (3), Irlanda (1), Israele (7), Italia (9), Giappone (4), Paesi Bassi (3), Nuova Zelanda (9), Norvegia (2), Panama (43), Peru' (1), Polonia (1), Portogallo (1), Repubblica di Corea (3), Spagna (100), Svezia (2), Svizzera (1), Thailandia (2) e Regno Unito (78)
Un primo caso di influenza A/H1N1 e' stato confermato in Turchia. Lo ha reso noto l'agenzia Anadolu citando fonti sanitarie turche.Ad essere colpito dal morbo e' un uomo che proveniva dagli Usa. Intanto e' stato segnalato il primo caso di nuova influenza contratta direttamente in Giappone. Lo annuncia la tv Nhk.Uno studente di Kobe e' risultato positivo agli esami, afferma il ministero della Sanita
CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ECCO I SITI PIù PROBABILI
di milionidieuro.com (16/05/2009 - 16:53)
Ecco l’elenco dei siti meno vulnerabili dal punto di vista di eventi naturali e dunque probabile sede di una centrale nucleare, così come individuati da Greenpeace:
Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a nord di Chivasso. Provincia di Biella: la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea. Lombardia: Provincia di Pavia: la zona dell’Oltrepò Pavese a nord di Voghera. Provincia di Mantova: l’intera zona a sud di Mantova in corrispondenza del Po Provincia di Cremona:zona a sud di Cremona in corrispondenza del Po (vicino a Caorso) Veneto: Provincia di Rovigo: la zona compresa tra l’Adige e il Po (a sud di Legnago) Friuli: Provincia di Udine e provincia di Pordenone: tutta la zona interna, intorno al fiume Tagliamento, da Latisana fino a Spilimbergo Emilia Romagna : Provincia di Parma: la zona a nord di Fidenza, compresa tra il Po e il Taro Toscana: L’isola di Pianosa Lazio: Provincia di Viterbo: la zona interna a sud del Tevere, nella zona di affluenza della Nera, tra Magliano Sabina e Orte. Calabria: Provincia di Catanzaro: la zona costiera ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Principali località: Belladonna, Marindi, Simeri Mare, Sellia Marina). Provincia di Crotone: la zona costiera ionica in corrispondenza della foce del fiume Neto, a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). Provincia di Cosenza: la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cariati Puglia: Provincia di Taranto: la zona costiera ionica, in corrispondenza della località di Manduria. Provincia di Lecce: la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo e quella a sud di Gallipoli; la zona costiera adriatica a nord di Otranto e quella a sud di Brindisi (esistono su queste ultime dei vincoli naturalistici). Provincia di Brindisi: la zona costiera in corrispondenza di Ostuni. Sicilia: Provincia di Ragusa: la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo. Provincia di Caltanissetta: la zona costiera intorno a Gela. Provincia di Agrigento: la zona costiera intorno Licata. Provincia di Trapani: la zona costiera a sud di Mazzara del Vallo, in corrispondenza della località Tre Fontane. Sardegna. Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari. Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell’isola Ruja. Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa Margherita di Pula.
Amianto, 500mila i morti annunciati per i primi trent’anni del secolo e A L'AQUILA E NEI COMUNI COLPITI DAL TERREMOTO???
di milionidieuro.com (18/04/2009 - 01:12)
300 bare. 300 nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall'edilizia selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata. 300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa, sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei. Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent'anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità, inspiegabilmente. L'eternitè un materiale isolante fatto con l'amianto. L'amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell'aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent'anni. Si chiamano abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali. Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni. Quanti degli edifici crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L'aria era satura di amianto. Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L'Aquila e dintorni è stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell'ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, ...tutti. Saranno i prossimi a morire.....
I numeri sono allarmanti: 90.000 morti l’anno secondo la rivista scientifica The Lancet; 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Eppure non sono bastate queste cifre, terrificanti, per convincere la Commissione europea ad imporre un divieto totale e definitivo sull’utilizzo dell’amianto, la cui pericolosità è legata a una serie di minerali letali per l’essere umano. Queste sostanze finiscono in decine e decine di oggetti o strutture con le quali ogni giorno veniamo a contatto. Dai freni a disco ai tostapane, dai materiali da costruzione navale agli edifici privati e pubblici (come le scuole). La nocività dell’amianto è stata accertata dal 1906, ma ci sono voluti decenni per convincere alcuni governi a metterlo al bando. E la strada è ancora tutta in salita. L’ultimo colpo di scena risale al 18 e 19 febbraio scorsi. A Bruxelles si doveva decidere per una regolamentazione sull’utilizzo di alcune sostanze chimiche sul mercato europeo (tra cui le fibre di amianto). Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi si sono pronunciati per un’immediata decisione in merito, ma la maggior parte dei rappresentanti degli Stati membri ha votato a favore di una deroga (rifacendosi a una decisione presa nel 2007 da un gruppo di lavoro della Direzione Generale Imprese della Commissione europea per prolungare, appunto, la derogazione sull’amianto). In sostanza: un nulla di fatto che lascia invariata la situazione e fa slittare le decisioni ad un momento ancora da definire. “La deroga proposta dalla Commissione europea deve passare il vaglio del Parlamento Ue, che ha tempo sei mesi per pronunciarsi” spiega Laurent Vogel, direttore del dipartimento Salute e sicurezza dell’Istituto sindacale europeo. “Di mezzo però ci sono le elezioni europee di giugno. E il rischio è quello di vedere i dibattiti prolungarsi in eterno. Se la deroga dovesse essere concessa, gli Stati membri chiederanno di fare di nuovo il punto della situazione nel 2012″. E visti i tempi della burocrazia europea, “rischiano di pronunciarsi in maniera definitiva non prima del 2015″.
Per Eric Jonckheere, fondatore della Abeva, associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo dell’amianto, la delusione è stata immensa. “Non posso credere che all’alba del XXI secolo ci siano governi europei disposti a piegarsi di fronte al mondo industriale su una vicenda così grave” ha spiega Jonckheere . “Se questa deroga dovesse passare, ai 500.000 morti annunciati in Europa entro il 2030 se ne aggiungeranno altre decine di migliaia negli anni succesivi”, ha spiegato. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti a Kapelle-Op-Den-Bos, dove mio padre lavorava come ingegnere della multinazionale belgo-svizzera Eternit, la stessa che ha mandato al macello i lavoratori di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia)” sottolinea Jonckheere, e aggiunge “L’amianto dell’Eternit ha spazzato via la mia famiglia”. Le confidenze di Jonckheere a sono preziose, perché illustrano gli effetti devastanti di un prodotto “che non uccide soltanto le persone che lavorano all’interno di una fabbrica, come mio padre, ma anche coloro che vi entrano in contatto.Sebbene non avesse mai lavorato nello stabilimento dell’Eternit, mia madre (morta nel 2000 all’età di 63 anni, ndr) è il primo caso in Belgio di vittima ambientale”. Dopo di lei, sono morti altri due fratelli: “il primo a 43 anni, il secondo un mese fa, 44 anni appena compiuti”. È proprio il dolore per le perdite dei familiari che ha spinto Eric Jonckheere a fondare un’associazione senza scopo di lucro. “Con Abeva cerchiamo di sensibilizzare non soltanto l’opinione pubblica ma anche la nostra classe politica sui rischi di salute pubblica che l’amianto fa planare sui lavoratori e i cittadini. E cerchiamo di insistere sulla necessità di assistere le vittime di oggi e di domani. Pochi lo sanno, ma in futuro l’asbestosi farà più vittime del tabacco. Ecco perché la deroga che la Commissione europea intende concedere ai gruppi industriali va combattuta”. La battaglia si annuncia lunga e difficile. Le multinazionali hanno il vento in poppa. “Dow Chemical, Solvay e Zachem possono contare sul supporto di altri tre gruppi industriali, due svedesi e un bulgaro” spiega Vogel. “Purtroppo le attività lobbyistiche hanno ridotto la capacità della Commissione a decidere in maniera indipendente”, come proverebbero anche fonti confidenziali. “Alcuni gruppi hanno speso somme importanti per la ricerca di materiali e di processi di sostituzione all’amianto” si legge tra i commenti rilasciati da esperti della Commissione a rappresentanti della società civile. “Dow (Chemical)” ad esempio, “ha speso 200 milioni di euro. La Commissione può prendere una misura di interdizione se è provato che esiste un rischio” nel caso della produzione di cloro. “Tuttavia, gli Stati, gli industriali e i sindacati sono d’accordo per dire che non vi è alcun rischio”. Non solo. “C’è chi, come Solvay, ha addirittura trovato un’alternativa all’amianto nei suoi stabilimenti americani, ma non in Europa!” tuona Jonckheere. “Oggi questi gruppi approfittano della crisi economica per dire che il passaggio a una produzione pulita costa troppo. Ma i governi non si rendono conto che i costi per curare nei prossimi anni i malati di tumore o di meotelioma saranno nettamente superiori!”.
Quella dell’amianto è una vicenda che dura ormai da troppo tempo. Il primo divieto europeo risale al 1999, quando una direttiva Ue vietò la produzione e l’introduzione sul mercato comunitario delle fibre serial-killer a partire dal 1 gennaio 2005. L’unica eccezione fu quella concessa ai diaframmi utilizzati per la fabbricazione del cloro. Questa deroga, limitata a tre anni (fino al 1 gennaio 2008), doveva essere transitoria, il tempo necessario per i gruppi industriali chiamati in causa di trovare alternative ‘pulite’ al processo di produzione. Da allora, la maggior parte delle multinazionali hanno trovato una soluzione, salvo tre: Dow Chemical (Stati Uniti), Solvay (Belgio) e Zachem (Polonia). Oggi le prospettive sono torbide. Per Vogel, “gli Stati membri si sono dimostrati troppo compiacenti con il mondo dell’industria. A parte la Francia, appoggiata dal Belgio e dai Paesi Bassi, gli altri, a cominciare da Germania, Regno Unito e Polonia, non hanno fatto nulla per opporsi alla deroga, anzi”. E l’Italia? “Nelle riunioni di dicembre scorso gli esperti italiani mandati dal vostro ministero della Sanità mi sembravano molto incerti, anche perché non erano molto preparati. Da allora, le cose sono cambiate e l’Italia ha sostenuto la Francia”. Ma i conti rischiano comunque di essere salati. Oltre alla deroga sulla produzione e importazione, c’è in ballo la possibilità di introdurre sul mercato europeo materiali contenenti amianto e in uso prima del 1 gennaio 2005. “In questo caso” sottolinea Vogel, “la Commissione lascia a ogni Stato membro la libertà di concedere o meno delle deroghe”. Problema: “se la Polonia accetta l’importazione di materiale dalla Russia o dal Canada, ovvero dai due più grandi ‘produttori’ di amianto al mondo, c’è il rischio che questo materiale finisca sul mercato europeo, ivi incluso l’Italia”, spiega Vogel. Il che significa altre vittime supplementari tra i prossimi 20 o 40 anni.
Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’Italia ha deciso di vietare l’amianto, circa 3,7 milioni di tonnellate sono entrate nella composizione di oltre 3.000 prodotti diffusi nel nostro paese.L’effetto è quello di una bomba ad orologeria. Secondo gli pneumologi italiani, ogni anno, nel nostro Paese, 3.000 persone sono uccise da asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di amianto o asbesto): 1.000 per mesotelioma, 1.500 per tumore pulmonare, gli altri per tumori rintracciati in altri parti del corpo.Nonostante questi dati, il lavoro da fare sulla via delle restrizioni all’utilizzo dell’amianto sembra ancora in una pericolosa fase di stallo.
Chi lo ha costruito, l'ospedale San Salvatore dell'Aquila?
Tutti gridano allo scandalo, e giustamente, perché quell'ospedale, finito di costruire e inaugurato alla fine degli anni '90, è venuto giù come un fuscello. Un'ala è completamente crollata, mentre il resto della struttura è stata dichiarata inagibile al 90 percento, mentre le autoambulanze continuavano a scaricare proprio lì decine di feriti.
Il crollo hanno causato la morte di due bambini ricoverati in pediatria.
I lavori di costruzione dell'ospedale sono iniziati nel 1972, trentasette anni fa. Per ultimarlo, dunque, ci sono voluti quasi trent'anni.
La spesa prevista era di 11 miliardi e 395 milioni di lire, la capienza di 1.100 posti. Poi, mano a mano che il tempo passava, i posti letti previsti nel progetto originale, si sono ridotti a d essere 560. Un bel risparmio? No di certo, perché quasi alla fine dei lavori l'ospedale sarà costato circa 164 miliardi di lire. Cioé circa 84.698.931 (leggasi più di ottantaquattro milioni di euro e mezzo). L'Ospedale di cardiochirurgia che Emergency ha costruito a Khartoum (questo) è costato 12 milioni. Chiavi in mano. Attrezzature biomedicali comprese. Utile sapere però che sia le strutture che i biomedicali cardiochirurgici sono quanto di più caro esista in chirurgia. Per costruire quell'ospedale (in Africa, nei pressi del deserto, non vicino ad un centro cittadino europeo) ci sono voluti meno di tre anni. I primi scavi erano partiti nell'ottobre 2004, l'ospedale si è inaugurato nel marzo del 2007. E, a detta di tutti i tecnici che lo hanno visto e toccato, e di tutti i chirurghi che ci han lavorato, quell'ospedale, con i suoi pannelli solari per l'energia, i suoi sistemi di filtraggio dell'aria e le altre tecnologie impegate, è uno dei più belli del mondo. Dicevamo che l'ospedale San Salvatore, quasi alla fine dei lavori, era costato 84,7 milioni di euro. Quasi alla fine perché per finire i lavori ce ne sono voluti altri 16. Totale, quasi 101 milioni di euro. Nove volte di più di uno dei centri di cardiochirurgia migliori al mondo.
Una inchiesta parlamentare, che risale al 2000, che è anche l'anno in cui il San Salvatore fu inaugurato, aveva messo in rilievo «l'irrazionalità e l'obsolescenza dell'impianto costruttivo, la scarsa qualità dei materiali impiegati oltre all'enorme dispersione dei percorsi orizzontali». Come dire, si sapeva tutto fin dal giorno dell'inaugurazione del San Salvatore.
Ma chi ha consegnato "chiavi in mano" quel catorcio assassino di ospedale alla Asl dell'Aquila? Una piccola ditta di costruzioni, poco nota al pubblico e alle cronache:l'Impregilo.
Cioé la più importante azienda di costruzioni italiane, quella stessa che apre il suo sito con la frase "il progresso, la più grande delle nostre opere", che nel 2007 ha chiuso con un fatturato di 2.627 miliardi di euro e con un risultato di 131.2 milioni.
Una azienda che ha tra i suoi consiglieri di amministrazione persone del calibro di Beniamino Gavio (Società iniziative Autostradali), Andrea Novarese (Gemina Spa), Giuseppe Piaggio e Claudio Cominelli, che sono anche consiglieri di amministrazione della Atlantia (la ex Autostrade Spa) del gruppo Benetton. In Atlantia Piaggio e Cominelli siedono di fianco a Alberto Clò, che a sua volta è consigliere della Italcementi, che vede nel consiglio di amministrazione anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. Oltre a loro, nel consiglio di amministrazione siede anche Nicola Fallica, a sua volta consigliere di amministrazione della Immobiliare Lombarda della famiglia Ligresti.
Il gotha delle costruzioni, dunque, gestisce Impregilo, che è la stessa azienda che sta costruendo l'alta velocità tra Milano e Napoli e tra Torino e Venezia. Quella stessa che sta ammodernando (come ha ammodernato l'ospedale San Salvatore?) la Salerno-Reggio Calabria, per cui ha appena chiesto un prolungamento di tre anni per la consegna dei lavori.
Quella stessa a cui il governo vorrebbe affidare i lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina e delle nuove centrali nucleari.
Quella stessa che aveva in gestione, attraverso la Fibe, il processo di smaltimento dei rifiuti della regione Campania.
Per contratto, i lavori di costruzione dell'inceneritore di Acerra, sarebbero dovuti terminare nel 2003. Sono finiti nel 2009, con sei anni di ritardo. Sei anni che sono costati centinaia di milioni di Euro e la disperazione degli abitanti della Campania, sommersi dai rifiuti.
Fu l'Impregilo, dunque, a consegnare l'ospedale San Salvatore alla azienda sanitaria de L'Aquila. Quell'ospedale, l'altroieri, ha ucciso.
terremoto in Abruzzo : I morti che non vi dicono...
di milionidieuro.com (18/04/2009 - 00:59)
Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno.
Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie.Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis.
All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.
Alla protezione civile sanno
Non posso scavare sotto alle macerie da solo. Non posso farvi vedere quello che c'è sotto. Non posso dirvi quanti morti ancora siano tumulati insieme ai loro giacigli di fortuna, occupati abusivamente in abitazioni mai messe in sicurezza, nonostante quattro mesi di attività sismica continuativa, nonostante lo stesso sindaco Cialente fosse a conoscenza del fatto che L'Aquila è devastata da un grande terremoto più o meno ogni trecento anni, e l'ultimo si sia verificato nel 1705.
Non posso portarvi le prove del fatto che il 90% dei contratti di affitto nel centro storico dell'Aquila fossero in nero. Verba volant. Chi sa che sotto le macerie c'era qualcuno che non c'era tace.
Tutto quello che posso fare è girare, con la mia videocamera, guardare attentamente, parlare con la gente, tenere gli occhi e le orecchie ben aperti, essere pronto ad avviare la registrazione. Con qualsiasi mezzo: un dito, una nocca, il cappuccio di una penna. Davanti alle telecamere certe cose non te le dice nessuno. Ma dietro all'obiettivo...
La conversazione che potete ascoltare nel video è avvenuta all'interno della base operativa della protezione civile, ricavata all'interno del Comando Scuola Sottofficiali della Guardia di Finanza, a L'Aquila. Chi parla è un'operativo con mansioni di livello, coinvolto nelle operazioni di recupero.
Sono molte le cose che non posso fare. Ma posso farvi ascoltare questo.
www.byoblu.com
Il censimento impossibile degli immigrati "invisibili"
Sono gli 'invisibili', quelli il cui nome da vivi era conosciuto solo da pochi e forse un nome non l'avranno neanche da morti. È una tragedia nella tragedia quella degli stranieri regolari e irregolari di cui non si hanno più notizie dalla tremenda scossa delle 3,32 di lunedì, quando il terremoto ha colpito al cuore l'Aquila e l'Abruzzo. IL CENSIMENTO - È la comunità albanese e macedone a pagare il prezzo più alto della tragedia con vittime e dispersi. Un conto, purtroppo ancora provvisorio. La maggior parte degli stranieri nella città delle tende sono muratori macedoni, albanesi e romeni. In questi giorni si sono letteralmente contati, cercando di avere notizie attraverso i cellulari e rivolgendosi agli operatori del soccorso. Uno di loro ha scritto sulla mano di un bimbo albanese un numero di cellulare, mentre un altro ha perso a San Gregorio la figlia di 13 anni. Altri, raccontando sotto le tende o nei parcheggi trasformati in dormitori, hanno aiutato le persone in difficoltà, mentre equipe di psicologi al lavoro nei campi degli sfollati in queste ore raccolgono il dramma delle famiglie degli immigrati. SOTTO LE MACERIE - Anche moldavi e africani da anni sono insediati nei centri storici di Poggio Picenze, Paganica, San Gregorio, Petogna. "Vicino l'abitazione di mio padre - raccontava dopo la prima, terribile scossa, un giovane della frazione di Paganica- abitava una famiglia dell'Est. La casa è andata distrutta, ma di loro non ne sappiamo nulla. Spero siano vivi". Immigrati non integrati e forse anche qualche clandestino potrebbero sfuggire alle stime dei comuni e della Protezione civile. iltempo.ilsole24ore.com
LA CASSANDRA DEI TERREMOTI ??? La denuncia di Giuliani: "Io lo avevo previsto" Bertolaso: "Impossibile"
di milionidieuro.com (18/04/2009 - 00:35)
«Ho vissuto la notte più terribile della mia vita, sono sfollato anch’io. Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti. Il sisma di ieri poteva essere “visto” se ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato». Il ricercatore abruzzese Giampaolo Giuliani è l’uomo del giorno. È lui il «pazzo», il «visionario» che aveva anticipato l’arrivo del «terremoto disastroso», con l’unico risultato di guadagnarsi una denuncia per procurato allarme e l’appellativo di «imbecille». Ieri sul web e via sms lo studioso, rispondendo alle domande di chi non crede al suo «precursore sismico», ha lanciato durissime accuse contro i «professionisti» della scala Richter. Ma i terremoti si possono prevedere o no? «Sì, si possono prevedere. Io l’ho fatto e per questo ora rischio di finire in galera». In galera per aver diffuso «notizie false». «I fatti hanno dimostrato invece che il mio allarme era fondato. E la gente comune l’ha capito». Ma lei aveva profetizzato che il terremoto avrebbe scosso la terra il 29 marzo a Sulmona. «Cosa che puntualmente è accaduta, anche se non con la forza di ieri». Ma poi lei aveva corretto la sua prima previsione, dicendo: «Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini...». «Rispetto alla mia previsione il peggio si è scatenato con una settimana di ritardo». La riprova che i terremoti non possono essere previsti. «Non è così, La scossa di ieri poteva essere prevista anche con gli strumenti tecnici usati abitualmente da chi contesta il mio metodo». E allora come mai l’allarme non è scattato? «Perché chi è preposto al monitoraggio della situazione non era al suo posto, oppure non ha capito nulla». Non è vero, l’unità di crisi si è riunita più volte. «Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti...». Facile parlare quando la tragedia è già accaduta. «Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi». Qual è il suo metodo? «La “capacità predittiva” è basata sull'analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate e il gas trova una via di fuga giungendo in superficie». Da giorni lei parlava di «un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza». «E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Due notti fa il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l'avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l'hanno osservato». Ma l'Istituto di Geofisica e Vulcanologia ribadisce in un comunicato ufficiale: «Si sottolinea la circostanza secondo la quale, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti». «Falso. Il mio “precursore sismico” arriva ad anticipare il verificarsi di un terremoto fino a 6-24 ore prima». In quale occasione ha verificato l’efficacia della sua tecnica? «Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l'Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon». Dal 2001 in poi come è evoluta la sua ricerca? «Ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l'aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico». Poi cos’è accaduto? «Nel 2002, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di un solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L'Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell'evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, “triangolando” i dati e i segnali di concentrazione del radon».
Negli ultimi mesi decine di scosse Qualcuno aveva provato a mettere in guardia sull'imminenza di una tragedia come quella di questa notte ma era stato accusato di procurato allarme e di conseguenza denunciato
Quella di oggi è stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che si perpetua da mesi. La magnitudo registrata alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37. Numerose le avvisaglie nelle ultime settimane. Una scossa violenta il 16 gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare l'Abruzzo già il 30 marzo: molte persone si erano già riversate in strada allora. Dall’inizio dello sciame sismico, qualche mese fa, sono decine gli eventi di magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.
A parte qualche malore dovuto allo spavento, non c'erano però mai stati feriti gravi. Nè erano stati rilevati danni importanti. Su richiesta del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila, una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. Obiettivo, dicono al Dipartimento della Protezione civile, era quello di «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane». «È utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio», si leggeva appena quindici giorni fa in una nota dello stesso Dipartimento. Secondo l’Ingv, che è l’ente preposto alla sorveglianza della sismicità sul territorio nazionale, «le scosse avvertite nei mesi scorsi dalla popolazione facevano parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano che, negli ultimi mesi, ha registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non avvertiti dalla popolazione».
Qualcuno nei giorni scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del sopraggiungere di scosse più forti e pericolose per la popolazione abruzzese, ma era stato accusato di "procurato allarme" e di conseguenza denunciato. «Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali da preoccupare - aveva spiegato Bertolaso - ma Purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini». L'attacco era rivolto a Giampaolo Giuliani , ricercatore dei laboratori del Gran Sasso, che aveva previsto un terremoto di proporzioni disastrose: «È stato tutto proditoriamente architettato perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia. E ho le prove che è falso». Così il ricercatore intervistato da Affaritaliani.it. E ancora: «Dal presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Boschi e da Bertolaso vorrò le scuse per tutti i morti che ci sono stati oggi a l’Aquila: hanno dichiarato il falso domenica scorsa e ho i testimoni. La mia previsione purtroppo era giusta». «Figuriamoci se questi (Boschi e Bertolaso, ndr) ascoltano qualcuno. Figuriamoci. Non mi faccia dire di più, già ho un avviso di garanzia in corso». «Stanotte mi sono andate distrutti almeno tre rivelatori che avevo in funzione e non riesco ancora a collegarmi con la macchina principale perché l’Aquila non può essere attraversata spiega ancora Giuliani - Credo che una sia in funzione. Quello che posso dire è che abbiamo previsto tantissime scosse anche per la giornata di domani, scosse di assestamento che vanno tra il terzo e il quarto grado della scala Richter».
Oggi però ancora una scossa, appena un po' più violenta di quelle degli ultimi giorni, ma quanto basta per mettere in allarme la Regione Abruzzo. Questa volta non basta rassicurare i cittadini: a centinaia si riversano nelle strutture sanitarie per chiedere soccorso. La Protezione civile e i carabinieri parlano di decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Bertolaso la definisce la «peggiore tragedia di questo millenio» e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia che firmerà lo stato d'emergenza. A questo punto in Abruzzo e nel resto d'Italia sono in molti a chiedersi se veramente non si potesse fare nulla per scongiurare questo dramma. E' vero, forse non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto, ma qualcuno questa volta aveva provato a farlo. Fonte:la stampa
E' salito a 27, secondo fonti non ufficiali, il numero dei morti in seguito alla forte scossa di terremoto che questa notte alle 3,30 ha colpito l'Abruzzo. Migliaia gli sfollati e i crolli segnalati, soprattutto in alcune frazioni. Il sisma, di magnitudo 6,3 Richter (8-9 Mercalli), ha causato il crollo di molti edifici, fra cui l'albergo Duca degli Abruzzi de l'Aquila, lesionato anche l'ospedale e gravemente danneggiata la Casa dello Studente. Sempre all'Aquila e' crollato un condominio di cinque piani sotto il quale e' molto probabile che siano intrappolate intere famiglie. Si continua a scavare sotto le macerie ma la situazione e' grave. Manca l'acqua potabile mentre si lavora febbrilmente per riattivare le linee di energia elettrica. Si cerca di allestire ospedali da campo perche' molti feriti vengono medicati direttamente in strada, ma lo sciame sismico continua e alle 9,40 e' stata avvertita un'altra forte scossa. La macchina della Protezione Civile si e' messa in moto istantaneamente e la prima colonna di aiuti e' partita da Roma gia' questa notte alle 4,02. Aiuti stanno giungendo da tutta Italia: Croce Rossa, Misericordie, Protezione Civile, Forestale, l'esercito. Impossibile sapere quanta gente c'e' ancora sotto le macerie. Restano chiuse le auTostrade A24 Roma-L'Aquila, nel tratto compreso tra Tornimparte e Assergi, in entrambe le direzioni, e l'A25 Roma-Pescara. Mentre proseguono le verifiche sulle linee ferroviarie regionali. Berlusconi, in arrivo sul luogo della tragedia, ha firmato stamane il decereto sullo stato di emergemnza nazionale. ORE 19:30E' di 150morti e oltre 1500 feriti accertati il nuovo bilancio del terremoto in Abruzzo, 100 mila gli sfollati
Tsutomu Yamaguchi: Quella linea sottile tra fortuna e sfortuna
di milionidieuro.com (18/04/2009 - 00:19)
Una storia così mette davvero in crisi i concetti di fortuna e sfortuna, ne sfuma i confini, ne ribalta i significati. Ne hanno parlato i giornali e le tv di mezzo mondo: Tsutomu Yamaguchi, 93 anni
Furono sufficienti pochi istanti per cancellare le città di Nagasaki e Hiroshima: le due potenti onde d'urto e il micidiale vento atomico non lasciarono scampo e si portarono via in un attimo decine di migliaia di vite umane. Lo sa bene Tsutomu Yamaguchi, uno dei pochi sopravvissuti ai due attacchi atomici in Giappone. Sì, a entrambi. Il 6 agosto del 1945, Tsutomu Yamaguchi si trovava ad Hiroshima per lavoro. Proprio quel giorno l’Enola Gay lanciò sulla città Little Boy. Questo signore si trovava a tre chilometri dal luogo preciso dove cadde la bomba: trascorse la notte in città, dove venne curato per le sue gravi ustioni. Dopo due giorni, venne rimandato a casa. E indovinate un po’ qual era la sua città? Proprio Nagasaki, dove il 9 agosto del 1945, poche ore dopo il suo rientro a casa, dovette sopportare lo stesso scenario visto tre giorni prima. La singolare scoperta risale a pochi giorni fa. Che Yamaguchi fosse sopravvissuto all'attacco di Nagasaki era già noto da tempo, ma non si sapeva invece che l'uomo fosse anche sopravvissuto al precedente bombardamento atomico di Hiroshima. La conferma giunge direttamente dall'amministrazione comunale di Nagasaki e fa di Yamaguchi l'unico superstite di entrambi i bombardamenti delle due famose città giapponesi. Stando ai dati statistici, Tsutomu Yamaguchi è una delle 260mila persone che riuscirono a sopravvivere agli attacchi, che causarono la morte di circa 140mila individui a Hiroshima e di almeno 70mila a Nagasaki. Non si conoscono ancora ulteriori dettagli sull'uomo che sopravvisse a entrambi gli attacchi atomici, per ragioni di privacy l'amministrazione comunale ha preferito non fornire ancora notizie aggiuntive sulle sue condizioni di salute a distanza di tanti anni dall'esposizione alle radiazioni. Protagonista, suo malgrado, di una delle pagine più terrificanti nella storia dell'umanità, Yamaguchi può sicuramente ritenersi un uomo fortunato, ammesso che di fortuna si possa parlare in episodi del genere... Questa storia in realtà è abbastanza datata.
E non fu l'unico a vivere due volte quella esperienza. Molti sopravvissuti a Hiroshima si recarono a Nagasaki in treno. La cosa davvero sorprendente è che Nagasaki non era il bersaglio della seconda bomba atomica, bensì Kokura, ma sopra quella città il tempo era troppo coperto e così cambiarono i piani all'ultimo momento. Ad ogni modo non parlerei di fortuna: Tsutomu Yamaguchi dovette subire diversi interventi per riparare i danni degli effetti della bomba, e la sua salute ne risentì comunque, oltre ad aver visto morire amici e parenti. Sinceramente non trovo opportuno parlare di fortuna. Ci sono situazioni in cui i vivi rimpiangono i morti.
la prova che non siamo degni di discendere dalle scimmie
di milionidieuro.com (18/04/2009 - 00:01)
Una ricerca condotta negli Stati Uniti sembra dimostrare che scimmie e primati hanno un innato senso della giustizia e dell'equità e che sanno anche essere riconoscenti. Merito dell'evoluzione.
La "nobiltà d’animo" degli animali supera di gran lunga quella degli esseri umani! Un recente studio condotto presso l’Università della Georgia (Stati Uniti) ha infatti messo in luce come scimmie e gorilla siano in grado di riconoscere l’equità e la giustizia e di offrire un aiuto altruistico ai compagni in difficoltà. E sembra che sappiano anche riconoscere i propri doveri. Frans de Waal, responsabile della ricerca, ha chiesto agli animali di svolgere una serie di semplici azioni, la cui corretta esecuzione è stata ricompensata con cibo o coccole. De Waal ha osservato come le scimmie mostrassero chiari segni di risentimento quando vedevano altre compagne ricevere ricompense più consistenti pur avendo compiuto lo stesso gesto, addirittura manifestando la propria rabbia rifiutandosi di continuare i giochi-test. La stessa ricerca ha evidenziato che i primati sono i grado di ricordarsi di chi ha fatto loro un favore e che si danno da fare per restituirglielo. GENEROSI OPPORTUNISTI Secondo alcuni scienziati, generosità e altruismo si sono sviluppati tra 500.000 e 800.000 anni fa, in un periodo di grandi cambiamenti climatici, quando i primi ominidi si spostarono nelle foreste e, per sopravvivere, dovettero imparare a cacciare insieme e difendersi dai predatori. In una simile situazione comportamenti egoistici e individualisti avrebbero potuto portare alla morte. Al contrario, gli individui generosi e riconoscenti sono riusciti a riprodursi.
Parliamo di uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c'è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un'area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l'unica possibilità è quella di costruire una centrale nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un'area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d'anni - 2010 - raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche.Un chilowatt prodotto dall'uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C'è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un'aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l'esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all'anno.La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate.Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell'ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare?Tra quindici o vent'anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell'uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell'Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale.L'uranio non è una risorsa di cui l'Italia dispone: la deve importare.Da chi? Dal Canada, dall'Australia e... dalla Russia.Altro giro, altro regalo.Fin'ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d'acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c'è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell'accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un'intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyard - non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell'esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l'oste. L'oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l'accordo sia funzionale all'ENI e ai suoi contratti all'estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone. FONTE: byoblu
A un mese dal lancio con Google Earth5, sistema di navigazione virtuale sulla superficie terrestre, l'esplorazione di Marte si è arricchita di nuove funzioni. Lo ha annunciato in una nota lo stesso colosso della ricerca online. Con l'esplorazione in 3D del Pianeta Rosso e la comprensione dell'evoluzione degli studi astronomici, la versione aggiornata di Marte in Google Earthoffre tre nuove, interessanti opzioni."Mappe storiche" dà accesso ad antiche mappe del pianeta disegnate dagli astronomi Giovanni Schiaparelli, Percival Lowell e altri. "In diretta da Marte" offre le informazioni più recenti sul pianeta grazie alle immagini fornite dalla telecamera Themisdella Nasa collocata a bordo della sonda Mars Odyssey: per la prima volta chiunque potrà vedere queste immagini nel giro di poche ore da quando sono state scattate. È inoltre visualizzabile il percorso orbitale della Odissey. "Tour" propone invece viaggi guidati tra i segreti di Marte e l'esplorazione di ogni angolo del pianeta in compagnia di due noti divulgatori scientifici: Ira Flatow, conduttore del programma radio ScienceFridaye Bill Nye TheScience Guy. Gli strumenti per la navigazione e osservazione di Marte sono identici a quelli di Google Earth, con possibilità di zoomare sull'immagine, cambiare l'inquadratura o ruotare l'intero pianeta con un semplice click del mouse.La nuova versione di Marte su Google Earth contiene inoltre diversi aggiornamenti alle funzionalità già disponibili al lancio di Google Earth 5.È stata ad esempio inclusa una galleria aggiornata di immagini della Nasae dell'Esa e sono state migliorate le funzioni di ricerca per rendere più semplice l'esplorazione delle zone note di Marte.Per esplorare Marte basta scaricare gratuitamente Google Earth 5.0 o visitare il sito. Google Earth associa a immagini satellitari e mappe la forza del sistema di ricerca di Google per rendere l'informazione geografica nel mondo accessibile e utile a tutti, in modo semplice e immediato.A partire dal lancio, nel giugno 2005, sono stati effettuati più di 500 milioni di download unici di Google Earth.
Il primate si preparava in anticipo le «munizioni» da scagliare contro i visitatori del suo zoo
MILANO - Gli scimpanzè possono compiere azioni premeditate. Hanno cioè la capacità di programmare in anticipo un'azione, pensando a come poterla mettere in atto al meglio. La dimostrazione arriva da quello che fino a qualche tempo fa poteva essere preso per un primate un po' discolo, il più esuberante tra gli animali ospiti dello zoo di Furivik, in Svezia, capace di reagire in malomodo alla presenza di visitatori non graditi. Invece il lancio di pietre con cui Santino - questo il nome della scimmia - era solito bersagliare quanti passavano nei pressi del suo recinto non era un semplice raptus, ma un qualcosa di studiato in anticipo.
LA RICERCA - La conferma arriverebbe dagli studi e dalle osservazioni di Mathias Osvath, dell’università di Lund, che ha accertato che Santino era solito procurarsi anzitempo le munizioni da scagliare contro i suoi bersagli. Lo scimpanzé, 31 anni, maschio dominante del gruppo di primati dello zoo, ha ripetuto in più occasioni le proprie performances (senza fortunatamente riuscire mai a colpire nessuno, anche per la difficoltà di oltrepassare la recinzione e di mirare a dovere i visitatori, tecnica che ancora non ha sviluppato) e i responsabili del parco si erano più volte chiesti come facesse ad avere sempre sottomano i «proiettili» da lanciare. La risposta è stata che se li procurava in anticipo, raccogliendoli dal fossato pieno d'acqua che circonda l'area degli scimpanzé, tenendoli pronti per usarli alla bisogna.
SCORTA DI MUNIZIONI - Santino è la prova vivente - sostengono adesso gli scienziati - che gli animali sono in grado di premeditare, di compiere gesti in vista di azioni future, una caratteristica che veniva finora attribuita esclusivamente alla razza umana. Santino non raccoglieva solo e pietre ammonticchiandole in un preciso punto del recinto. Le rompeva anche, per moltiplicare le munizioni e renderle più aerodinamiche. «Non sono mai riuscito a fotografarlo mentre raccoglieva pietre - racconta al Times Mathias Osvath -: non appena si accorgeva di essere osservato, smetteva immediatamente».
Ultimi commenti